FERRIERA
In occasione di una riedizione del suo libro "Vogliamo tutto", NANNI BALESTRINI diceva: "E' TUTTO FINITO". Gli operai non ci sono più, il mito della fabbrica non solo è scomparso ma è diventato incomprensibile anche a quelli stessi che lo avevano costruito.
E' vero ma non del tutto, perché ci sono i figli degli operai, che alla catena di montaggio non ci sono mai stati ma ne hanno assorbito gli aneddoti, lo spirito, le angosce e le sicurezze. "FERRIERA" è un romanzo grafico di lavoro e fabbrica, l'autrice, PIA VALENTINIS, è figlia di una storia come mille altre, incidenti sul lavoro, colleghi morti, qualche svago domenicale (pochi), passioni mai coltivate (hobby è una parola che gli operai non avrebbero capito).
Una storia operaia che ha lo sfondo grigio e rarefatto del FRIULI, di quell'ITALIA che è sempre ai margini della memoria collettiva, ma anche li, come a TORINO, come a MILANO, c'erano i cortei, gli scioperi, i picchetti, e una vita ripetitiva e usurante, un lavoro che aveva nel contratto anche la morte per silicosi, il tutto nobilitato da una percezione di dignità che non bastava però a compensare il resto.
PIA VALENTINIS è al suo primo romanzo a FUMETTI, nella vita fa l'illustratrice di libri per ragazzi. E si vede, nel bene e nel male: procede più per quadri, per istantanee con didascalie che con una vera narrazione grafica (lo storytelling insegnato da WILL EISNER), la storia avanza per giustapposizione, non c'è un vero sviluppo. Ma nonostante questa non struttura, "FERRIERA" risulta coerente, proprio perché non vuole essere la biografia del padre dell'autrice, ma il tentativo di fissare su carta i ricordi e soprattutto le emozioni proprio per interposta persona che suscitavano i racconti della fabbrica e della mistica classe operaia.
La VALENTINIS racconta per frammenti la vita di suo padre, ma anche il cambiamento di un paese, che perdendo le fabbriche è un po' come se avesse privato di senso a posteriori milioni di vite che a quell'idea concreta di industria e progresso si erano immacolate, non sempre consapevolmente. Non si rimpiange nulla dell'ITALIA raccontata in "FERRIERA" se non un senso forse di illusione, di coerenza, di destino comune.
domenica 1 giugno 2014
venerdì 23 maggio 2014
I GRANDI DEL FUMETTO (MILO MANARA)
Nato a LUSON (BOLZANO) nel 1945.
Giovanissimo si dedica alla pittura e alla scultura, prima di esordire nel FUMETTO con "GENIUS" (1966) ci segue "JOLANDA de ALMAVIVA" (1969). Nel 1974 disegna per il "CORRIERE DEI RAGAZZI" alcuni episodi della serie "IL FUMETTO DELLA REALTA'" e "LA PAROLA AI GIURATI". Nel 1976 su "ARTERLINUS" pubblica "LO SCIMMIOTTO", mentre l'anno seguente esce "ALESSIO, IL BORGHESE RIVOLUZIONARIO" .
Lavora in FRANCIA per LAROUSSE che pubblica "HISTOIRE de FRANCE" (1978) e "A la DECOUVERTE DU MONDE" (1979), stampate anche in ITALIA dagli EDITORI RIUNITI. Nel 1978, per la collana "UN UOMO UN'AVVENTURA" disegna "L'UOMO DELLE NEVI", su testi di ALFREDO CASTELLI.
Per l'edizione Italiana di "PILOT" nel 1981 realizza "L'UOMO di CARTA". Pubblica poi due storie erotiche di successo, "IL GIOCO" (1983) e "IL PROFUMO DELL'INVISIBILE", e il capolavoro "TUTTO RICOMINCIO' CON UN'ESTATE INDIANA", su testi di HUGO PRATT. Nel1989 disegna "VIAGGIO a TULUM" per la sceneggiatura di FEDERICO FELLINI.
Giovanissimo si dedica alla pittura e alla scultura, prima di esordire nel FUMETTO con "GENIUS" (1966) ci segue "JOLANDA de ALMAVIVA" (1969). Nel 1974 disegna per il "CORRIERE DEI RAGAZZI" alcuni episodi della serie "IL FUMETTO DELLA REALTA'" e "LA PAROLA AI GIURATI". Nel 1976 su "ARTERLINUS" pubblica "LO SCIMMIOTTO", mentre l'anno seguente esce "ALESSIO, IL BORGHESE RIVOLUZIONARIO" .
Lavora in FRANCIA per LAROUSSE che pubblica "HISTOIRE de FRANCE" (1978) e "A la DECOUVERTE DU MONDE" (1979), stampate anche in ITALIA dagli EDITORI RIUNITI. Nel 1978, per la collana "UN UOMO UN'AVVENTURA" disegna "L'UOMO DELLE NEVI", su testi di ALFREDO CASTELLI.
Per l'edizione Italiana di "PILOT" nel 1981 realizza "L'UOMO di CARTA". Pubblica poi due storie erotiche di successo, "IL GIOCO" (1983) e "IL PROFUMO DELL'INVISIBILE", e il capolavoro "TUTTO RICOMINCIO' CON UN'ESTATE INDIANA", su testi di HUGO PRATT. Nel1989 disegna "VIAGGIO a TULUM" per la sceneggiatura di FEDERICO FELLINI.
domenica 11 maggio 2014
IL FUMETTO DELLE NUVOLETTE PARLANTI (di STEFANO FELTRI)
IL MONDO COSI COME'
I FUMETTI si chiamano cosi perché i personaggi di solito parlano attraverso piccole nuvole, come il fumo, che sostituiscono quello sonoro che la carta non può trasmettere in altro modo. Eppure i "Baloon" sono spesso considerati un mero espediente tecnico, un orpello trascurabile che infatti da alcuni autori in cerca di facili innovazioni viene eliminato (ma anche il "CORRIERE DEI PICCOLI" cancellava le nuvolette sostituendole con didascalie in rima baciata).
TIZIANO SCARPA e MASSIMO GIACON hanno avuto quindi l'intelligente idea di fare un FUMETTO sul FUMETTO, non nel senso della (ormai abusata) storia di un fumettista che disegna se stesso disegnante. No è proprio un FUMETTO sul FUMETTO inteso come nuvoletta, come strumento che può dare voce anche a ciò che nessuna altra forma di narrazione potrebbe parlare, oggetti, concetti, animali ma anche disegni (qui il meta FUMETTO si complica un po': un FUMETTO sui FUMETTI in cui alcuni personaggi disegnano altri personaggi che riescono a parlare tra loro attraverso i FUMETTI).
TIZIANO SCARPA è uno scrittore di successo che ama flirtare con la letteratura disegnata. MASSIMO GIACON un illustratore di talento che nelle sue tavole orizzontali e geometricamente psichedeliche ricorda CHRIS WARE, "il mondo cosi com'è" e un racconto del mondo come non è. O meglio, dello iato che separa il mondo reale da quello dei FUMETTI.
L'espediente narrativo è quello di raccontare la storia di ALFIO BETIZ, malato di FUMETTO: vede nuvolette con dialoghi uscire da oggetti e animali, dall'oculista si distrae perché a leggere i dialoghi surreali tra le lettere del test per misurare le diottrie, in chiesa si accorge che la presa elettrica ha cose interessanti da dire (ma il crocefisso è stranamente muto), "sente le nuvolette, non sono suoni, sono oggetti che può anche afferrare.
Non è soltanto un successo di fantasia, ALFIO BETIZ è davvero malato ma troverà una psichiatra più interessato a studiarlo che a guarirlo, anche se, perso in un mondo più appassionato di quello reale, BETIZ non ha alcuna urgenza di tornare alla normalità e in fondo preferisce pagare le conseguenze della sua bizzarria invece che liberarsene (ammesso che sia possibile).
I FUMETTI si chiamano cosi perché i personaggi di solito parlano attraverso piccole nuvole, come il fumo, che sostituiscono quello sonoro che la carta non può trasmettere in altro modo. Eppure i "Baloon" sono spesso considerati un mero espediente tecnico, un orpello trascurabile che infatti da alcuni autori in cerca di facili innovazioni viene eliminato (ma anche il "CORRIERE DEI PICCOLI" cancellava le nuvolette sostituendole con didascalie in rima baciata).
TIZIANO SCARPA e MASSIMO GIACON hanno avuto quindi l'intelligente idea di fare un FUMETTO sul FUMETTO, non nel senso della (ormai abusata) storia di un fumettista che disegna se stesso disegnante. No è proprio un FUMETTO sul FUMETTO inteso come nuvoletta, come strumento che può dare voce anche a ciò che nessuna altra forma di narrazione potrebbe parlare, oggetti, concetti, animali ma anche disegni (qui il meta FUMETTO si complica un po': un FUMETTO sui FUMETTI in cui alcuni personaggi disegnano altri personaggi che riescono a parlare tra loro attraverso i FUMETTI).
TIZIANO SCARPA è uno scrittore di successo che ama flirtare con la letteratura disegnata. MASSIMO GIACON un illustratore di talento che nelle sue tavole orizzontali e geometricamente psichedeliche ricorda CHRIS WARE, "il mondo cosi com'è" e un racconto del mondo come non è. O meglio, dello iato che separa il mondo reale da quello dei FUMETTI.
L'espediente narrativo è quello di raccontare la storia di ALFIO BETIZ, malato di FUMETTO: vede nuvolette con dialoghi uscire da oggetti e animali, dall'oculista si distrae perché a leggere i dialoghi surreali tra le lettere del test per misurare le diottrie, in chiesa si accorge che la presa elettrica ha cose interessanti da dire (ma il crocefisso è stranamente muto), "sente le nuvolette, non sono suoni, sono oggetti che può anche afferrare.
Non è soltanto un successo di fantasia, ALFIO BETIZ è davvero malato ma troverà una psichiatra più interessato a studiarlo che a guarirlo, anche se, perso in un mondo più appassionato di quello reale, BETIZ non ha alcuna urgenza di tornare alla normalità e in fondo preferisce pagare le conseguenze della sua bizzarria invece che liberarsene (ammesso che sia possibile).
giovedì 8 maggio 2014
KURT COBAIN COME CALVIN & HOBBES ( STEFANO FELTRI )
NEVERMIND
Di tutti i modi che si potevano trovare per celebrare i vent'anni della morte di KURT COBAIN, ANDREA PAGGIANO ne ha scelto uno decisamente poco convenzionale: raccontare la rok star da bambino, l'origine della malinconia e di quel senso di sconfitta esistenziale che viene abbracciato fino a trasformare in una ribellione alla società che ci educa al successo.
ANDREA PAGGIARO, che si firma TUONO PETTINATO, ha sviluppato una sua professionalità di biografo non convenzionale: si è già dedicato a GARIBALDI e ad ALAN TURING. Con KURT COBAIN, riesce a dosare al meglio la sua vena un po' surreale combinata con una certa attenzione biografica, non tanto a date o dettagli, ma a cogliere lo spirito del personaggio che vuole raccontare.
Nel libro NEVERMIND, che ovviamente prende il titolo dall'album più famoso dei NIRVANA,TUONO PETTINATO si inventa un ardito parallelo: KURT COBAIN e il suo immaginario BODDAH, quello a cui il cantante scrive la sua ultima lettera prima di suicidarsi, evoca al FUMETTISTA un parallelo con CALVIN & HOBBES, il bambino con la sua tigre di pezza che animavano la celebre striscia di BILL WATTERSON (anche questa interrotta bruscamente, un suicidio editoriale come ribellione al successo, se si vuole forzare il parallelo).
Il rok trasgressivo e il FUMETTO più pacato si tangono. BODDAH assume le fattezze di HOBBES, la tigre. Ma KURT non è CALVIN: è cupo, tormentato, tra i boscaioli di ABBERDEEN non c'è posto per chi non si accontenta di sognare la vita di suo padre. L'infanzia di KURT è terribile, ma TUONO PETTINATO non commette l'errore di usarla per spiegare retroattivamente il suicidio.
Con il suo stile scanzonato, un bianco e nero semplice, con i personaggi sempre espressivi in pochi tratti netti, TUONO PETTINATO racconta con il registro di un FUMETTO umoristico una storia che a suo modo è anche epica, ma è soprattutto triste. Una tristezza filtrata dall'arte, ma pur sempre tristezza: "per reazione all'etica del profitto e della produttività, al posticcio ottimismo degli anni Ottanta, furono il sarcasmo e l'apatia l'antidoto per rimanere umani", fa dire TUONO PETTINATO a BODDAH. una ribellione senza gioia, il cui cantore non poteva che finire com'è finito.
Di tutti i modi che si potevano trovare per celebrare i vent'anni della morte di KURT COBAIN, ANDREA PAGGIANO ne ha scelto uno decisamente poco convenzionale: raccontare la rok star da bambino, l'origine della malinconia e di quel senso di sconfitta esistenziale che viene abbracciato fino a trasformare in una ribellione alla società che ci educa al successo.
ANDREA PAGGIARO, che si firma TUONO PETTINATO, ha sviluppato una sua professionalità di biografo non convenzionale: si è già dedicato a GARIBALDI e ad ALAN TURING. Con KURT COBAIN, riesce a dosare al meglio la sua vena un po' surreale combinata con una certa attenzione biografica, non tanto a date o dettagli, ma a cogliere lo spirito del personaggio che vuole raccontare.
Nel libro NEVERMIND, che ovviamente prende il titolo dall'album più famoso dei NIRVANA,TUONO PETTINATO si inventa un ardito parallelo: KURT COBAIN e il suo immaginario BODDAH, quello a cui il cantante scrive la sua ultima lettera prima di suicidarsi, evoca al FUMETTISTA un parallelo con CALVIN & HOBBES, il bambino con la sua tigre di pezza che animavano la celebre striscia di BILL WATTERSON (anche questa interrotta bruscamente, un suicidio editoriale come ribellione al successo, se si vuole forzare il parallelo).
Il rok trasgressivo e il FUMETTO più pacato si tangono. BODDAH assume le fattezze di HOBBES, la tigre. Ma KURT non è CALVIN: è cupo, tormentato, tra i boscaioli di ABBERDEEN non c'è posto per chi non si accontenta di sognare la vita di suo padre. L'infanzia di KURT è terribile, ma TUONO PETTINATO non commette l'errore di usarla per spiegare retroattivamente il suicidio.
Con il suo stile scanzonato, un bianco e nero semplice, con i personaggi sempre espressivi in pochi tratti netti, TUONO PETTINATO racconta con il registro di un FUMETTO umoristico una storia che a suo modo è anche epica, ma è soprattutto triste. Una tristezza filtrata dall'arte, ma pur sempre tristezza: "per reazione all'etica del profitto e della produttività, al posticcio ottimismo degli anni Ottanta, furono il sarcasmo e l'apatia l'antidoto per rimanere umani", fa dire TUONO PETTINATO a BODDAH. una ribellione senza gioia, il cui cantore non poteva che finire com'è finito.
domenica 20 aprile 2014
ASSALTO ZOMBI AGLI ANNI OTTANTA (di STEFANO FELTRI)
DODICI
Arrivato al quinto libro e sfondato il muro delle centomila copie, ora ormai non ci sono più dubbi: ZEROCALCARE, che qualcuno conosce anche come MICHELE RECH, è l'autore italiano di maggior successo.
Solo i FUMETTI popolari da edicola vendono ( forse ) più dei suoi volumi, forti di una base di lettori costruita negli anni sul web con ZEROCALCARE.IT. dove le tavole del fumettista DI Rebibbia (un quartiere di Roma, quello con il carcere e un Mammoth, come scoprirete leggendo) sono gratis: perché ZEROCALCARE mantiene un'etica da artista di strada, cresciuto nei centri sociali, restio a diventare un super star, per quanto FUMETTISTICA.
Ma è anche consapevole del suo momento, gode di una popolarità ormai superiore perfino a quella del suo mentore MAKKOX e del più applaudito FUMETTISTA Italiano vivente, cioè GIPI (tutti e tre firmano con pseudonimi, forse è la premessa del successo).
Qualche mese fa era uscito OGNI MALEDETTO LUNEDI SU DUE, una raccolta di tavole del blog. Ora BAO pubblica DODICI racconto lungo o romanzo breve. Il precedente graphic novel, UN POLPO ALLA GOLA, soffriva un po' la narrazione dilatata. ZEROCALCARE funziona meglio nel guizzo, nell'istantanea.
DODICI è una via di mezzo efficace. ma soprattutto è un meta FUMETTO che evoca un altro FUMETTO per parlare di personaggi con un immaginario pieno di altri FUMETTI ancora. Un pastiche di influenze pop (o meglio ormai vintage) che omaggia THE WALKING DEAD portando gli zombi a Rebibbia, ma con l'intero campionario di icone anni ottanta di ZEROCALCARE; da HE MAN a KEN il guerriero a Street fighter in un declino di citazionismo con montaggio alternato su diversi piani temporali.
E scandito come una punta del serial 24, ma in versione più breve. DODICI appunto
A MICHELE RECH riesce una cosa che di solito pare impossibile per gli autori Italiani: trasformare le proprie (spesso insignificanti) esperienze di vita in un racconto collettivo, cogliere lo spirito del tempo (e dei luoghi) senza diventare didascalici e prevedibili, usando videogiochi, FUMETTI, telefim e perfino merendine ( il grande mistero di DODICI riguarda il SOLDINO MULINO BIANCO) PER COSTRUIRE UNA CULTURA CONDIVISA, UN RACCONTO DEL PRESENTE ATTRAVERSO I MITI DI UN RECENTE PASSATO
Arrivato al quinto libro e sfondato il muro delle centomila copie, ora ormai non ci sono più dubbi: ZEROCALCARE, che qualcuno conosce anche come MICHELE RECH, è l'autore italiano di maggior successo.
Solo i FUMETTI popolari da edicola vendono ( forse ) più dei suoi volumi, forti di una base di lettori costruita negli anni sul web con ZEROCALCARE.IT. dove le tavole del fumettista DI Rebibbia (un quartiere di Roma, quello con il carcere e un Mammoth, come scoprirete leggendo) sono gratis: perché ZEROCALCARE mantiene un'etica da artista di strada, cresciuto nei centri sociali, restio a diventare un super star, per quanto FUMETTISTICA.
Ma è anche consapevole del suo momento, gode di una popolarità ormai superiore perfino a quella del suo mentore MAKKOX e del più applaudito FUMETTISTA Italiano vivente, cioè GIPI (tutti e tre firmano con pseudonimi, forse è la premessa del successo).
Qualche mese fa era uscito OGNI MALEDETTO LUNEDI SU DUE, una raccolta di tavole del blog. Ora BAO pubblica DODICI racconto lungo o romanzo breve. Il precedente graphic novel, UN POLPO ALLA GOLA, soffriva un po' la narrazione dilatata. ZEROCALCARE funziona meglio nel guizzo, nell'istantanea.
DODICI è una via di mezzo efficace. ma soprattutto è un meta FUMETTO che evoca un altro FUMETTO per parlare di personaggi con un immaginario pieno di altri FUMETTI ancora. Un pastiche di influenze pop (o meglio ormai vintage) che omaggia THE WALKING DEAD portando gli zombi a Rebibbia, ma con l'intero campionario di icone anni ottanta di ZEROCALCARE; da HE MAN a KEN il guerriero a Street fighter in un declino di citazionismo con montaggio alternato su diversi piani temporali.
E scandito come una punta del serial 24, ma in versione più breve. DODICI appunto
A MICHELE RECH riesce una cosa che di solito pare impossibile per gli autori Italiani: trasformare le proprie (spesso insignificanti) esperienze di vita in un racconto collettivo, cogliere lo spirito del tempo (e dei luoghi) senza diventare didascalici e prevedibili, usando videogiochi, FUMETTI, telefim e perfino merendine ( il grande mistero di DODICI riguarda il SOLDINO MULINO BIANCO) PER COSTRUIRE UNA CULTURA CONDIVISA, UN RACCONTO DEL PRESENTE ATTRAVERSO I MITI DI UN RECENTE PASSATO
domenica 13 aprile 2014
LONTANO DA TUTTO PER RITROVARSI (di STEFANO FELTRI)
FERMO
In questi anni la casa editrice BAO ha portato in libreria saghe del FUMETTO americano, ristampate in buone edizioni a prezzi accessibili. Ma ha anche puntato su autori italiani come ZEROCALCARE, diventando un fenomeno editoriale.
ANTONIO VINCENZI che si firma SUALZO, non è pirotecnico come ZEROCALCARE, di solito disegna storie per ragazzi sulle riviste delle edizioni SAN PAOLO (che soprattutto con il GIORNALINO, hanno creato alcuni dei migliori FUMETTISTI italiani, spesso ingiustamente sotto valutati),
Ma il suo romanzo a FUMETTI "FERMO" riesce a essere originale pur inserendosi in un filone ormai consumato dai graphic novel quello degli "eventi autobiografici molto più rilevanti per l'autore che per il lettore". Negli anni Novanta VINCENTI arriva a Bibbiena, paesino vicino ad AREZZO, per fare il servizio civile. Credeva di finire a catalogare invece si occupa di assistenza sociale, soprattutto di malati di mente spesso più sereni di lui che soffre di attacchi di panico.
Nel tempo libero suona il sax nel bar locale e incontra per caso una compagna di scuola a cui, all'epoca, non rivolgeva neppure la parola. Come capita a quelli che si staccano all'improvviso dalla quotidianità - una volta per il militare o il servizio civile, oggi per un Erasmus o un dottorato all'estero- il protagonista entra in una bolla, dimentica in un attimo tutto quello che prima gli sembrava importante, la famiglia, le ambizioni, la fidanzata.
Con un tratto garbato, colori tenui e una temperatura emotiva volutamente tenuta bassa dal disegno, VINCENTI schiva i cliché del romanzo di formazione: il suo personaggio vive i mesi di Bibbiena come un'esperienza fondamentale, ne emerge diverso, forse migliore. Ma più confuso di prima sulla direzione della sua vita (anche se ricomincia a disegnare FUMETTI, inizio di una carriera), senza più la fidanzata e chiudendo in modo crudele la storia che aveva iniziato a Bibbiena.
E noi che leggiamo la sua storia, con un po' di voyeurismo, proviamo un leggero fastidio. Dov'è il lieto fine? qual era il senso delle pagine che abbiamo letto? dov'è il senso morale? ma solo le autobiografie fasulle hanno risposte a queste domande, quelle oneste non hanno la pretesa di diventare romanzi.
In questi anni la casa editrice BAO ha portato in libreria saghe del FUMETTO americano, ristampate in buone edizioni a prezzi accessibili. Ma ha anche puntato su autori italiani come ZEROCALCARE, diventando un fenomeno editoriale.
ANTONIO VINCENZI che si firma SUALZO, non è pirotecnico come ZEROCALCARE, di solito disegna storie per ragazzi sulle riviste delle edizioni SAN PAOLO (che soprattutto con il GIORNALINO, hanno creato alcuni dei migliori FUMETTISTI italiani, spesso ingiustamente sotto valutati),
Ma il suo romanzo a FUMETTI "FERMO" riesce a essere originale pur inserendosi in un filone ormai consumato dai graphic novel quello degli "eventi autobiografici molto più rilevanti per l'autore che per il lettore". Negli anni Novanta VINCENTI arriva a Bibbiena, paesino vicino ad AREZZO, per fare il servizio civile. Credeva di finire a catalogare invece si occupa di assistenza sociale, soprattutto di malati di mente spesso più sereni di lui che soffre di attacchi di panico.
Nel tempo libero suona il sax nel bar locale e incontra per caso una compagna di scuola a cui, all'epoca, non rivolgeva neppure la parola. Come capita a quelli che si staccano all'improvviso dalla quotidianità - una volta per il militare o il servizio civile, oggi per un Erasmus o un dottorato all'estero- il protagonista entra in una bolla, dimentica in un attimo tutto quello che prima gli sembrava importante, la famiglia, le ambizioni, la fidanzata.
Con un tratto garbato, colori tenui e una temperatura emotiva volutamente tenuta bassa dal disegno, VINCENTI schiva i cliché del romanzo di formazione: il suo personaggio vive i mesi di Bibbiena come un'esperienza fondamentale, ne emerge diverso, forse migliore. Ma più confuso di prima sulla direzione della sua vita (anche se ricomincia a disegnare FUMETTI, inizio di una carriera), senza più la fidanzata e chiudendo in modo crudele la storia che aveva iniziato a Bibbiena.
E noi che leggiamo la sua storia, con un po' di voyeurismo, proviamo un leggero fastidio. Dov'è il lieto fine? qual era il senso delle pagine che abbiamo letto? dov'è il senso morale? ma solo le autobiografie fasulle hanno risposte a queste domande, quelle oneste non hanno la pretesa di diventare romanzi.
venerdì 4 aprile 2014
L'ORRORE PERFETTO DI RCHARD CORBEN (di STEFANO FELTRI)
RAGEMOOR
RICHARD CORBEN è un mostro del FUMETTO uno di quei pochissimi autori a cui si può affidare qualunque cosa e il risultato sarà sempre al di là di ogni aspettativa. Sarà il genio, sarà l'esperienza di uno che a settant'anni e con una fama mondiale continua a permettersi l'etichetta di FUMETTISTA "UNDERGROUND", qualunque cosa voglia dire. Di sicuro non è incasellabile, riducibile a una moda artistica o a una corrente.
Ha lavorato per il mercato francese con METAL HURLANT, con MOEBIUS, ma anche con i super eroi americani, ha fatto racconti e romanzi a FUMETTI, ha prodotto una sconvolgente versione a FUMETTI della Genesi (sconvolgente perché letterale, con una dose di sesso e violenza che nelle sezioni del testo che vengono fatte in chiesa di solito viene omessa).
"RAGEMOOR" (MAGIC PRESS) in mano a un altro FUMETTISTA non avrebbe avuto senso: è la storia di un castello vivente-- la versione demoniaca dell'HOWGRATS di HARRY POTTER--che di notte si sveglia, distrugge scale, crea corridoi, apre voragini sotto i piedi degli ospiti sgraditi e impone la sua "volontà" sugli abitanti che ne sono prigionieri.
E quell'horror alla H.P. LOVERCRAFT che nei romanzi si alimenta di aggettivi come "indicibile", "incompressibile" e di lingue tanto morte quanto inventate, piene di consonanti. Con la sceneggiatura de suo storico collaboratore JAN STRNAD, CORBEN trasforma un pretesto narrativo un po' sterile in un terrificante delirio in bianco e nero, dove sono le ombre e non la luce a definire personaggi ed eventi, in cui il passaggio dalle ambiguità delle prime pagine (ma davvero il castello di RAGEMOOR è vivo?) agli orrori del finale è rapido e disturbante, la degradazione morale del protagonista, l'erede del castello, prescinde dagli elementi soprannaturali, in fondo è una scelta. Il fatto che a un certo punto si scopra che la servitù è fatta da insetti e che nei sotterranei vengono allevate scimmie assassine non sembra assur5do, ma una conseguenza quasi necessaria del degrado morale.
RICHARD CORBEN è un mostro del FUMETTO uno di quei pochissimi autori a cui si può affidare qualunque cosa e il risultato sarà sempre al di là di ogni aspettativa. Sarà il genio, sarà l'esperienza di uno che a settant'anni e con una fama mondiale continua a permettersi l'etichetta di FUMETTISTA "UNDERGROUND", qualunque cosa voglia dire. Di sicuro non è incasellabile, riducibile a una moda artistica o a una corrente.
Ha lavorato per il mercato francese con METAL HURLANT, con MOEBIUS, ma anche con i super eroi americani, ha fatto racconti e romanzi a FUMETTI, ha prodotto una sconvolgente versione a FUMETTI della Genesi (sconvolgente perché letterale, con una dose di sesso e violenza che nelle sezioni del testo che vengono fatte in chiesa di solito viene omessa).
"RAGEMOOR" (MAGIC PRESS) in mano a un altro FUMETTISTA non avrebbe avuto senso: è la storia di un castello vivente-- la versione demoniaca dell'HOWGRATS di HARRY POTTER--che di notte si sveglia, distrugge scale, crea corridoi, apre voragini sotto i piedi degli ospiti sgraditi e impone la sua "volontà" sugli abitanti che ne sono prigionieri.
E quell'horror alla H.P. LOVERCRAFT che nei romanzi si alimenta di aggettivi come "indicibile", "incompressibile" e di lingue tanto morte quanto inventate, piene di consonanti. Con la sceneggiatura de suo storico collaboratore JAN STRNAD, CORBEN trasforma un pretesto narrativo un po' sterile in un terrificante delirio in bianco e nero, dove sono le ombre e non la luce a definire personaggi ed eventi, in cui il passaggio dalle ambiguità delle prime pagine (ma davvero il castello di RAGEMOOR è vivo?) agli orrori del finale è rapido e disturbante, la degradazione morale del protagonista, l'erede del castello, prescinde dagli elementi soprannaturali, in fondo è una scelta. Il fatto che a un certo punto si scopra che la servitù è fatta da insetti e che nei sotterranei vengono allevate scimmie assassine non sembra assur5do, ma una conseguenza quasi necessaria del degrado morale.
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