CATARSI
CATARSI non si può leggere solo come un FUMETTO. E' uno strumento terapeutico, anche funzionante, sembra. Ed è una testimonianza:
Con questo libro LUZ, cioè RENALD LUZIR, è tornato a disegnare dopo mesi di blocco: aveva smesso il giorno del suo compleanno, il 7 Gennaio 2015, quando era andato a portare, come tutti gli anni, una torta ai colleghi della redazione. Ma negli uffici di CHARLIE HEBDO aveva trovato la strage, i suoi amici morti, sangue e fiumi di retorica a rendere più dolorosa la perdita.
L'immagine simbolo è un uomo stilizzato con gli occhi sgranati, chiaramente LUZ che osserva l'orrore. CATARSI è un libro onesto, le fasi del lutto ci sono tutte, c'è anche il complesso di colpa del sopravvissuto, c'è la scoperta dei limiti del disegno, riprodurre la strage è impossibile, se non deformandola in un perverso balletto, e la sua potenza.
Basta un dettaglio, basta che l'uomo stilizzato con gli occhi sgranati venga disegnato in movimento per segnare l'inizio della ripresa, la fine della paralisi. Ma CATARSI è onesto perché LUZ disegna quanto incoerente e fluttuante è l'animo umano, le scene di sesso (frequenti mai volgari, esplicite ma pudiche) con la moglie non sembrano tanto il solito abbinamento inevitabile EROS e THANATOS, sono piuttosto l'ammissione di una debolezza umana.
LUZ non riesce a continuare a vivere soltanto pensando alla strage, a trasformare una tragedia in un evento storico di cui fare memoria, lui non dice "JE SUIS CHARLIE", proprio perché era davvero CHARLIE, il suo dramma non può essere trasfigurato in una sfida ai valori dell'Occidente, eccetera. Lui è sopravvissuto, la sua vita continua e piano piano guadagna terreno sul panico, sul senso di colpa.
LUZ si fa beffe della melassa che avvolge la strage. Disegna una colomba che scarica il suo guano sul presidente della Repubblica che parla ai manifestanti commossi, sfotte i tanti che esprimono solidarietà regalando matite giganti ("nessuno disegna più con matite simili, è assurdo, è puerile"), ma anche i complottisti, quelli che cercano una spiegazione ancora più incredibile della realtà.
CATARSI applica i canoni del FUMETTO umoristico, nello stile, nel tempo della narrazione, nel procedere più per vignette che per tavole. Eppure non si ride mai, neppure un sorriso. E' un FUMETTO faticoso, da scrivere e da leggere. ma è un FUMETTO necessario
lunedì 28 settembre 2015
sabato 19 settembre 2015
I SUPER POTERI PERVERSI DEI BAMBINI SOLDATO PER SOPRAVVIVERE ALL'ASSURDITA' DELLA GUERRA
IL DIVINO
Tutto parte da una fotografia: quello in primo piano avra' dieci-dodici anni, sembra soffrire per una calvizie incipiente, aspira una sigaretta con la foga di chi sa che potrebbe essere l'ultima, dietro di lui una bambina coetanea, la piega del suo sguardo suggerisce cinismo.
E' uno scatto del gennaio 2000, del fotografo dell'ASSOCIATED PRESS APICHART WEERAWONG, i bambini sono due gemelli, si chiamano JOHNNY e LUTHER HTOO.
Alla fine degli anni novanta guidavano un gruppo di un centinaio di persone nell'est della BIRMANIA, si chiamava "GOD'S ARMY", l'esercito di DIO. Si diceva che avessero poteri speciali, che fossero invulnerabili ai proiettili e che, perfino, sapessero la BIBBIA a memoria.
Questa foto diventa un simbolo, racconta in un clic come la guerra può trasformare anche un bambino in un assassino privo di vincoli morali.
IL DIVINO scritto da BOAZ LAVIE e disegnato da due gemelli (coincidenza?), ASAF e TOMER HANUKA, è il risultato dell'incapacità di dimenticare quella foto. Tutti e tre israeliani, quindi tutti e tre a contatto costante con la violenza, espressa o potenziale.
Le tavole di ASAF HANUKA, raccolte in ITALIA sempre da BAO che pubblica anche IL DIVINO, sono disturbanti, il realismo di quei disegni è disperante proprio perché filtrante da un occhio un po' surrealista. E in questo libro succede la stessa cosa. all'inizio sembra una storia di fantascienza, il classico futuro dispotico molto simile al presente, i due amici che scelgono l'avventura invece della quiete domestica, uno spietato e avido, l'altro è l'eroe, che però lascia la moglie in cinta per il piacere (e i potenziali ritorni economici) dell'avventura.
Vanno in una zona di guerra in "QUAULOM". L'amico spietato ha ucciso un drago, e se lo è tatuato su un braccio. E poi ci sono i bambini soldato. Anche qui, come nella foto- ma il lettore ancora non sa che la guerra fantasy è solo la trasposizione di una guerra crudele e vera- hanno poteri.
LUKE e THOMAS usano la telecinesi per far esplodere dita, far esplodere mine antiuomo, creare eserciti di guerrieri fantasma: E c'è anche un drago.
Gli spettacolari disegni dei fratelli HANUKA si rivelano più efficaci di qualunque FUMETTO "di denuncia" tradizionale ( e ce ne sono molti, di reportage di guerra), proprio perché filtrano la violenza e la perversione attraverso il velo della letteratura disegnata
Tutto parte da una fotografia: quello in primo piano avra' dieci-dodici anni, sembra soffrire per una calvizie incipiente, aspira una sigaretta con la foga di chi sa che potrebbe essere l'ultima, dietro di lui una bambina coetanea, la piega del suo sguardo suggerisce cinismo.
E' uno scatto del gennaio 2000, del fotografo dell'ASSOCIATED PRESS APICHART WEERAWONG, i bambini sono due gemelli, si chiamano JOHNNY e LUTHER HTOO.
Alla fine degli anni novanta guidavano un gruppo di un centinaio di persone nell'est della BIRMANIA, si chiamava "GOD'S ARMY", l'esercito di DIO. Si diceva che avessero poteri speciali, che fossero invulnerabili ai proiettili e che, perfino, sapessero la BIBBIA a memoria.
Questa foto diventa un simbolo, racconta in un clic come la guerra può trasformare anche un bambino in un assassino privo di vincoli morali.
IL DIVINO scritto da BOAZ LAVIE e disegnato da due gemelli (coincidenza?), ASAF e TOMER HANUKA, è il risultato dell'incapacità di dimenticare quella foto. Tutti e tre israeliani, quindi tutti e tre a contatto costante con la violenza, espressa o potenziale.
Le tavole di ASAF HANUKA, raccolte in ITALIA sempre da BAO che pubblica anche IL DIVINO, sono disturbanti, il realismo di quei disegni è disperante proprio perché filtrante da un occhio un po' surrealista. E in questo libro succede la stessa cosa. all'inizio sembra una storia di fantascienza, il classico futuro dispotico molto simile al presente, i due amici che scelgono l'avventura invece della quiete domestica, uno spietato e avido, l'altro è l'eroe, che però lascia la moglie in cinta per il piacere (e i potenziali ritorni economici) dell'avventura.
Vanno in una zona di guerra in "QUAULOM". L'amico spietato ha ucciso un drago, e se lo è tatuato su un braccio. E poi ci sono i bambini soldato. Anche qui, come nella foto- ma il lettore ancora non sa che la guerra fantasy è solo la trasposizione di una guerra crudele e vera- hanno poteri.
LUKE e THOMAS usano la telecinesi per far esplodere dita, far esplodere mine antiuomo, creare eserciti di guerrieri fantasma: E c'è anche un drago.
Gli spettacolari disegni dei fratelli HANUKA si rivelano più efficaci di qualunque FUMETTO "di denuncia" tradizionale ( e ce ne sono molti, di reportage di guerra), proprio perché filtrano la violenza e la perversione attraverso il velo della letteratura disegnata
sabato 12 settembre 2015
L?ADOLESCENZA NON E' MAI UNA COSA FACILE: EDUCAZIONE SENTIMENTALE IN UNA BANLIEUE
IL GUSTO DEL PARADISO
Ci sono molte cose da dire su NINE ANTICO, nata nel1981, che per gli standard italiani sarebbe ancora una promessa, mentre in Francia è già affermata. E' stata rifiutata tre volte dalle scuole d'arte in cui provava a entrare, è cresciuta in una banlieue, a Aubervillies, Seine-Saint-Denis, uno di quei non luoghi dove le difficoltà dell'integrazione si saldano con i mali atavici delle periferie.
Oppure si può raccontare come il suo interesse per il cinema la porti a una costruzione delle sue storie che procede per un montaggio di sequenze, invece che usare tutto lo spazio della pagina secondo le potenzialità che offre il FUMETTO, dove sono possibili effetti speciali insostenibili per i budget hollywodiani.
Ma quando si legge IL GUSTO DEL PARADISO, il graphic novel che è stato premiato come il miglior esordio al Festival di Augouleme nel 2008 e l'ha lanciata, tutto questo resta sullo sfondo. E' una educazione sentimentale, l'ingresso nell'adolescenza, la scoperta dei ragazzi e del sesso, non come fine ma come mezzo per emanciparsi dall'infanzia.
Il tratto è un affastellarsi di linee a china, appena accennate, come se fosse tutto di getto: i volti, i corpi, le scene hanno quell'assenza di contorni tipica dei ricordi. E' incredibile la sensazione del primo bacio, non l'espressione della persona che si baciava, cosi come resta impressa l'appiccicosa sensazione di indolenza dei pranzi domenicali con i parenti, non i dettagli dei menu.
Come tutte le storie che parlano di adolescenti è una storia piena di cattiveria: VIRGINIE, alter ego di NINE ANTICO, chiede alla madre di camminare su un altro marciapiede, mentre si avvicinano alla scuola. I ragazzi che le si avvicinano vengono liquidati in fretta, privati anche di ogni identità diversa dalla scala e dall'interno dove si trova il loro appartamento, nel condominio di VIRGINIE
In una intervista, NINE ANTICO ha spiegato: " Quando leggo la vita di qualcuno, noto i momenti decisivi, tutte quelle volte in cui sembra che qualcosa di importante stia accadendo. E poi faccio una graduatoria di importanza".
Nel GUSTO DEL PARADISO ci sono solo i passaggi importanti: niente di fondamentale, non sono " momenti fatali" in cui STEFAN ZWEIG condensava la vita di grandi personaggi. Ma ogni scena, ogni vignetta costringe a un'emozione, di solito il disagio che tutti abbiamo provato in quella età. "VIRGINIE, non sarai mica una ragazza facile?", le chiede il padre. Lei: "Devo rispondere subito??.
Ci sono molte cose da dire su NINE ANTICO, nata nel1981, che per gli standard italiani sarebbe ancora una promessa, mentre in Francia è già affermata. E' stata rifiutata tre volte dalle scuole d'arte in cui provava a entrare, è cresciuta in una banlieue, a Aubervillies, Seine-Saint-Denis, uno di quei non luoghi dove le difficoltà dell'integrazione si saldano con i mali atavici delle periferie.
Oppure si può raccontare come il suo interesse per il cinema la porti a una costruzione delle sue storie che procede per un montaggio di sequenze, invece che usare tutto lo spazio della pagina secondo le potenzialità che offre il FUMETTO, dove sono possibili effetti speciali insostenibili per i budget hollywodiani.
Ma quando si legge IL GUSTO DEL PARADISO, il graphic novel che è stato premiato come il miglior esordio al Festival di Augouleme nel 2008 e l'ha lanciata, tutto questo resta sullo sfondo. E' una educazione sentimentale, l'ingresso nell'adolescenza, la scoperta dei ragazzi e del sesso, non come fine ma come mezzo per emanciparsi dall'infanzia.
Il tratto è un affastellarsi di linee a china, appena accennate, come se fosse tutto di getto: i volti, i corpi, le scene hanno quell'assenza di contorni tipica dei ricordi. E' incredibile la sensazione del primo bacio, non l'espressione della persona che si baciava, cosi come resta impressa l'appiccicosa sensazione di indolenza dei pranzi domenicali con i parenti, non i dettagli dei menu.
Come tutte le storie che parlano di adolescenti è una storia piena di cattiveria: VIRGINIE, alter ego di NINE ANTICO, chiede alla madre di camminare su un altro marciapiede, mentre si avvicinano alla scuola. I ragazzi che le si avvicinano vengono liquidati in fretta, privati anche di ogni identità diversa dalla scala e dall'interno dove si trova il loro appartamento, nel condominio di VIRGINIE
In una intervista, NINE ANTICO ha spiegato: " Quando leggo la vita di qualcuno, noto i momenti decisivi, tutte quelle volte in cui sembra che qualcosa di importante stia accadendo. E poi faccio una graduatoria di importanza".
Nel GUSTO DEL PARADISO ci sono solo i passaggi importanti: niente di fondamentale, non sono " momenti fatali" in cui STEFAN ZWEIG condensava la vita di grandi personaggi. Ma ogni scena, ogni vignetta costringe a un'emozione, di solito il disagio che tutti abbiamo provato in quella età. "VIRGINIE, non sarai mica una ragazza facile?", le chiede il padre. Lei: "Devo rispondere subito??.
domenica 30 agosto 2015
L'ESSENZA DI PRATT: ANCHE NEI FUMETTISI POSSONO FARE REMAKE DEI CLASSICI (di STEFANO FELTRI)
Ci sono FUMETTI che lasciano una traccia indelebile perché sono cosi diversi, cosi poco rispettosi del canone che anche quando diventano loro stessi canone, modello, ispirazione, restano in una categoria a parte.
E' il caso di UNA BALLATA DEL MARE SALATO di UGO PRATT, che iniziò ad essere pubblicato in ITALIA nel 1967, con la prima apparizione di CORTO MALTESE (anche se, nella cronologia del personaggio, poi verranno aggiunte avventure precedenti).
LUIGI MIGNACCO legge quelle indimenticabili tavole sul CORRIERE DEI PICCOLI. Oggi che è uno scrittore di FUMETTI affermato, ha avuto dalla SERGIO BONELLI EDITORE la possibilità di rivivere quelle emozioni come se fosse la prima volta. Mentre noi lettori normali dobbiamo limitarci a rileggere le storie che abbiamo amato, agli scrittori è concesso di scriverle, per vivere anche il piacere della creazione.
TROPICAL BLUES è una miniserie di tre numeri, nella nuova collana bonelliana di romanzi a fumetti a puntate, che reinterpreta il classico PRATT.
Non come accade di solito nei FUMETTI, come omaggio, meta-narrazione (tipo: il protagonista che sogna di essere nella storia citata). No, è una operazione equivalente al remake cinematografico nessun tentativo di aderenza didascalica all'originale, ma una sua riscrittura. Non perché LA BALLATA sia invecchiata, anzi, ma perché raggiunto lo status di classico, tassello del nostro immaginario comune e quindi può diventare ingrediente per altro.
Se per MIGNACCO la sfida era gestibile, per il disegnatore MARCO FODERA' è stato decisamente un azzardo. La BALLATA aveva il PRATT migliore ai disegni, non quello essenziale ( e frettoloso) delle ultime avventure di CORTO MALTESE. Competere è inutile e saggiamente FODERA' non ci prova. Il suo è un tratto molto bonelliano, un bianco e nero dove il bianco risalta spesso quasi fosse un effetto speciale. E il suo equivalente di CORTO MALTESE è cosi diverso da rendere impossibile ogni paragone.
A voler proprio cercare un punto debole, si potrebbe osservare che i MAORI di FODERA' sono forse più verosimili di quelli di PRATT ma non hanno quel fascino dovuto a un'anatomia fatta di ombre e tatuaggi psichedelici che era parte dell'opera originale.
La storia del FUMETTO d'autore è, tutto sommato, cosi recente che non ha (ancora) molto senso darsi ai remake, che pure sono cosi frequenti nei comics americani dove c'è un continuo ricambio generazionale di lettori. Ma un'eccezione ogni tanto è benvenuta.
E' il caso di UNA BALLATA DEL MARE SALATO di UGO PRATT, che iniziò ad essere pubblicato in ITALIA nel 1967, con la prima apparizione di CORTO MALTESE (anche se, nella cronologia del personaggio, poi verranno aggiunte avventure precedenti).
LUIGI MIGNACCO legge quelle indimenticabili tavole sul CORRIERE DEI PICCOLI. Oggi che è uno scrittore di FUMETTI affermato, ha avuto dalla SERGIO BONELLI EDITORE la possibilità di rivivere quelle emozioni come se fosse la prima volta. Mentre noi lettori normali dobbiamo limitarci a rileggere le storie che abbiamo amato, agli scrittori è concesso di scriverle, per vivere anche il piacere della creazione.
TROPICAL BLUES è una miniserie di tre numeri, nella nuova collana bonelliana di romanzi a fumetti a puntate, che reinterpreta il classico PRATT.
Non come accade di solito nei FUMETTI, come omaggio, meta-narrazione (tipo: il protagonista che sogna di essere nella storia citata). No, è una operazione equivalente al remake cinematografico nessun tentativo di aderenza didascalica all'originale, ma una sua riscrittura. Non perché LA BALLATA sia invecchiata, anzi, ma perché raggiunto lo status di classico, tassello del nostro immaginario comune e quindi può diventare ingrediente per altro.
Se per MIGNACCO la sfida era gestibile, per il disegnatore MARCO FODERA' è stato decisamente un azzardo. La BALLATA aveva il PRATT migliore ai disegni, non quello essenziale ( e frettoloso) delle ultime avventure di CORTO MALTESE. Competere è inutile e saggiamente FODERA' non ci prova. Il suo è un tratto molto bonelliano, un bianco e nero dove il bianco risalta spesso quasi fosse un effetto speciale. E il suo equivalente di CORTO MALTESE è cosi diverso da rendere impossibile ogni paragone.
A voler proprio cercare un punto debole, si potrebbe osservare che i MAORI di FODERA' sono forse più verosimili di quelli di PRATT ma non hanno quel fascino dovuto a un'anatomia fatta di ombre e tatuaggi psichedelici che era parte dell'opera originale.
La storia del FUMETTO d'autore è, tutto sommato, cosi recente che non ha (ancora) molto senso darsi ai remake, che pure sono cosi frequenti nei comics americani dove c'è un continuo ricambio generazionale di lettori. Ma un'eccezione ogni tanto è benvenuta.
domenica 23 agosto 2015
CADUTA E RINASCITA DI UN IMPRENDITORE WEB (di STEFANO FELTRI)
C'E' VITA ANCHE DOPO L'ESPLOSIONE DELLA BOLLA: IL NASDAQ, LA SPECULAZIONE E LA NEW ECONOMY.
Il titolo originale era "EXITO PARA PERDE DORES", cioè "SUCCESSO PER PERDERTI". In Italiano diventa "IL KUNG FU PER IMPRENDITORI DEL MAESTRO YAN", che fa sembrare il corposo FUMETTO di DAVID CANTOLLA e JUAN DIAZ-FAES un manuale di autoaiuto invece che un'autobiografia.
DAVID CANTOLLA, per l'occasione sceneggiatore di FUMETTI, oggi è un creativo di successo nell'animazione per bambini e dei videogiochi, alla fine degli anni Novanta era uno dei protagonisti del boom della NEW ECONOMY in SPAGNA e non solo con una società chiamata TEKNOLAND.
Il FUMETTO racconta la sua caduta, quando scoppia la bolla delle "dot com" (tutto quello che suonava come un sito Internet trovava subito investitori disposti a scommettere) e la forza interiore- molto americana- con cui DAVID decide di ricominciare da zero, dopo aver visto tutta la sua ricchezza svanire.
Ci sono varie che funzionano in questo FUMETTO: i comics si stanno dimostrando uno strumento molto efficace per raccontare l'economia, e DAVID lo fa. Il disegno di DIAZ FUENTES è bizzarro, le facce hanno un naso che sembra posticcio e con la prospettiva cubista, ma il suo minimalista riesce a essere comunicativo e perfino divertente. I difetti sono vari: il montaggio narrativo mette a dura prova la comprensione, raccontando la storia (non semplicissima) di come scoppia la bolla TEKNOLAND dalla fine retrocedendo gradualmente verso l'inizio.
Ogni capitolo è cronologicamente precedente quello che precede. Chiaro ,no? Gli inserti sul maestro di Kung fu che riassumono la morale da trarre dai catastrofici eventi sono utili, soprattutto per chi non mastica di finanza. Montaggio a parte, c'è un punto criticabile dovuto alla natura autobiografica del lavoro: la caduta di TECNOLAND, di cui mai si chiarisce (volutamente) di che si occupava, perché tutto non era importante, è parte dello scoppio della bolla. E' il mercato che si corregge, l'esuberanza irrazionale degli investitori cede il passo al buon senso.
Quello che è strano è DAVID CANTOLLA fosse diventato riccissimo, non che perda tutto. Il gioioso senso ,di liberazione con cui l'imprenditore accoglie la rovina non sarà stato condiviso dalle persone che ha dovuto licenziare o dai risparmiatori che hanno visto precipitare le loro azioni al NASDAQ. Ma anche dipendenti e risparmiatori, in fondo, avevano prosperato sull'illusione di ricchezza della bolla. Una lezione per quelli che oggi valutano UBER 50 miliardi di dollari senza guardare a quanti utili fa davvero.
Il titolo originale era "EXITO PARA PERDE DORES", cioè "SUCCESSO PER PERDERTI". In Italiano diventa "IL KUNG FU PER IMPRENDITORI DEL MAESTRO YAN", che fa sembrare il corposo FUMETTO di DAVID CANTOLLA e JUAN DIAZ-FAES un manuale di autoaiuto invece che un'autobiografia.
DAVID CANTOLLA, per l'occasione sceneggiatore di FUMETTI, oggi è un creativo di successo nell'animazione per bambini e dei videogiochi, alla fine degli anni Novanta era uno dei protagonisti del boom della NEW ECONOMY in SPAGNA e non solo con una società chiamata TEKNOLAND.
Il FUMETTO racconta la sua caduta, quando scoppia la bolla delle "dot com" (tutto quello che suonava come un sito Internet trovava subito investitori disposti a scommettere) e la forza interiore- molto americana- con cui DAVID decide di ricominciare da zero, dopo aver visto tutta la sua ricchezza svanire.
Ci sono varie che funzionano in questo FUMETTO: i comics si stanno dimostrando uno strumento molto efficace per raccontare l'economia, e DAVID lo fa. Il disegno di DIAZ FUENTES è bizzarro, le facce hanno un naso che sembra posticcio e con la prospettiva cubista, ma il suo minimalista riesce a essere comunicativo e perfino divertente. I difetti sono vari: il montaggio narrativo mette a dura prova la comprensione, raccontando la storia (non semplicissima) di come scoppia la bolla TEKNOLAND dalla fine retrocedendo gradualmente verso l'inizio.
Ogni capitolo è cronologicamente precedente quello che precede. Chiaro ,no? Gli inserti sul maestro di Kung fu che riassumono la morale da trarre dai catastrofici eventi sono utili, soprattutto per chi non mastica di finanza. Montaggio a parte, c'è un punto criticabile dovuto alla natura autobiografica del lavoro: la caduta di TECNOLAND, di cui mai si chiarisce (volutamente) di che si occupava, perché tutto non era importante, è parte dello scoppio della bolla. E' il mercato che si corregge, l'esuberanza irrazionale degli investitori cede il passo al buon senso.
Quello che è strano è DAVID CANTOLLA fosse diventato riccissimo, non che perda tutto. Il gioioso senso ,di liberazione con cui l'imprenditore accoglie la rovina non sarà stato condiviso dalle persone che ha dovuto licenziare o dai risparmiatori che hanno visto precipitare le loro azioni al NASDAQ. Ma anche dipendenti e risparmiatori, in fondo, avevano prosperato sull'illusione di ricchezza della bolla. Una lezione per quelli che oggi valutano UBER 50 miliardi di dollari senza guardare a quanti utili fa davvero.
domenica 16 agosto 2015
STRANI ZOMBI DI CAMPAGNA: NON MORDONO E TORNANO ALLA LORO VITA DI PRIMA (di STEFANO FELTRI)
Quando ci sono degli zombi, il lettore tende a concentrarsi (comprensibilmente) su di loro, tra morsi, camminate claudicanti, braccia protese e tutto il resto. Ma i protagonisti sono sempre gli uomini e le donne ancora vivi, gli zombi sono soltanto un espediente narrativo per creare situazioni estreme.
Negli anni settanta erano il simbolo della voracità consumistica, i WALKING DEAD di ROBERT KIRKMAN servono a creare uno "stato di natura" in cui sperimentare la nascita della civiltà e misurare quanto gli esseri umani sono propensi alla mera lotta per la sopravvivenza e quanto alla cooperazione.
In REVIVAL la funzione degli zombi è ancora diversa. Nella cittadina di ROTHSCHILD, i morti cominciano a tornare in vita. non per nutrirsi dei vivi (solo qualcuno ci prova). Ma riaprono gli occhi e riprendono il loro posto nella società, senza alcuna apparente differenza rispetto alla loro prima vita.
Lo scrittore TIM SEELEY viene dalla IMAGE COMICFS, e dai super eroi arriva anche il disegnatore MIKE NORTON. SEELEY non ha mai lavorato a un progetto cosi ambizioso come una serie regolare "d'autore", ma si capisce che cosa vuole. Un FUMETTO di zombi che non si regge sullo splatter, sul colpo di scena e il morso improvviso.
SEELEY costruisce una inquietudine per accumulo, sul modello di TWIN PEAKS e dei tanti suoi epigoni. E la leva narrativa non è cosa succede ai morti che ritornano, non si sa cosa è successo, si pensa a una epidemia che ha questo effetto- quanto sui vivi. La morte, nostra o dei cari, è la sensazione suprema, comminata dalla società, dagli individui o dall'incuria. Ma se questo avviene meno, cade anche il suo valore dissuasivo; la morale deve trovare in se stessa la propria giustificazione, non più nel tentativo di evitare l'esito irrimediabile, la morte appunto.
Se questo perde significato lo perde anche la vita. Una società costruita con del limiti, come la finitezza dell'esistenza, rischia di implodere se questi limiti cadono, per quanto considerati forieri soltanto di dolore sono dei pilastri del vivere insieme. I vivi diventano indistinguibili dai morti, nessuno ha più incentivo a trattenersi, a evitare comportamenti a rischio, a non sfogare la frustrazione con violenza omicida.
Eppure il villaggio di ROTHSCHILD non collassa, trova uno strano equilibrio che rimuove l'orrore come prima rimuoveva la paura della morte. Dopo il primo volume sei tra amici, per SALDA PRESS sta uscendo il secondo: VIVI COME TI PARE.
Negli anni settanta erano il simbolo della voracità consumistica, i WALKING DEAD di ROBERT KIRKMAN servono a creare uno "stato di natura" in cui sperimentare la nascita della civiltà e misurare quanto gli esseri umani sono propensi alla mera lotta per la sopravvivenza e quanto alla cooperazione.
In REVIVAL la funzione degli zombi è ancora diversa. Nella cittadina di ROTHSCHILD, i morti cominciano a tornare in vita. non per nutrirsi dei vivi (solo qualcuno ci prova). Ma riaprono gli occhi e riprendono il loro posto nella società, senza alcuna apparente differenza rispetto alla loro prima vita.
Lo scrittore TIM SEELEY viene dalla IMAGE COMICFS, e dai super eroi arriva anche il disegnatore MIKE NORTON. SEELEY non ha mai lavorato a un progetto cosi ambizioso come una serie regolare "d'autore", ma si capisce che cosa vuole. Un FUMETTO di zombi che non si regge sullo splatter, sul colpo di scena e il morso improvviso.
SEELEY costruisce una inquietudine per accumulo, sul modello di TWIN PEAKS e dei tanti suoi epigoni. E la leva narrativa non è cosa succede ai morti che ritornano, non si sa cosa è successo, si pensa a una epidemia che ha questo effetto- quanto sui vivi. La morte, nostra o dei cari, è la sensazione suprema, comminata dalla società, dagli individui o dall'incuria. Ma se questo avviene meno, cade anche il suo valore dissuasivo; la morale deve trovare in se stessa la propria giustificazione, non più nel tentativo di evitare l'esito irrimediabile, la morte appunto.
Se questo perde significato lo perde anche la vita. Una società costruita con del limiti, come la finitezza dell'esistenza, rischia di implodere se questi limiti cadono, per quanto considerati forieri soltanto di dolore sono dei pilastri del vivere insieme. I vivi diventano indistinguibili dai morti, nessuno ha più incentivo a trattenersi, a evitare comportamenti a rischio, a non sfogare la frustrazione con violenza omicida.
Eppure il villaggio di ROTHSCHILD non collassa, trova uno strano equilibrio che rimuove l'orrore come prima rimuoveva la paura della morte. Dopo il primo volume sei tra amici, per SALDA PRESS sta uscendo il secondo: VIVI COME TI PARE.
sabato 8 agosto 2015
SHIGERU MIZUKI, UNA BIOGRAFIA DI HITLER A CUI MANCA UN DETTAGLIO: LA SHOAH (di STEFANO FELTRI)
HITLER
Bisognerebbe soltanto parlare della faccia di ADOLF HITLER, di come la disegna SHIGERU MIZUKI, di quei pochi tratti nervosi che riescono a catturare il continuo oscillare tra carisma travolgente e disperata, assoluta mediocrità, tra genio tattico, perversione e insicurezza. Con quei baffetti che si trasformano in un cespuglio posticcio, gli occhi tagliati in diagonale a indicare infelicità, propria e infinita.
Si potrebbe scrivere un saggio sulla sintesi grafica che uno dei più grandi autori di manga viventi, SHGERU MIZUKI, riesce a produrre. Però prima bisogna notare quello che manca in questa densa biografia (sarebbe sbagliato dire "biografia a FUMETTI", è un manga biografico). Cioè manca la SHOAH: c'è un'unica vignetta nella terzultima pagina con la didascalia " poi fu il turno di GOEBBELS e famiglia.Montagne di cadaveri di EBREI ammassati nei campi di concentramento". E basta.Non si sa chi li ha uccisi, perché, come, rispondendo a quali ordini.
E' vero ci sono biblioteche sulla SHOAH e dopo MAUS di ART SPIEGELMAN nessuno può più dire che il FUMETTO non sia titolato a parlarne. Ma in un paese piuttosto incline al negazionismo come il GIAPPONE (dove si celebrano criminali di guerra e si nega lo "stupro" di NANCHINO), stupisce questa leggerezza. Tanto più che la RIZZOLI, in quarta di copertina, parla della biografia "dell'uomo che ha dato inizio all'OLOCAUSTO".
Una macchia sull'opera di un autore immenso, geniale come SHGERU MIZUKI che è, tutto sommato, un autore pacifista. Anche se, è piuttosto evidente, c'è una certa fascinazione per la capacità militare dimostrata dal FUHRER e per il suo fiuto politico.
E' vero che la violenza inclusa la "notte dei cristalli" è solo accennata, ma questo è un peccato minore perché l'atmosfera di follia lucida del regime nazista e l'arbitrarietà delle decisioni capitali è ben costruita.
la parte più notevole dell'opera di MIZUKI sono i comprimari, cui è dedicata una notevole introduttiva di presentazione. Su ognuno di loro da EVA BRAUN a HEINRICH HIMMLER, ha applicato lo stesso lavoro di sintesi grafica riservato a HITLER, cercando di considerarne la personalità in pochi tratti, quelli strettamente essenziali.
Pur non essendo lunghissimo (meno di 300 pagine), HITLER è un'opera strumentale, ambiziosa. Ma, un po' incompleta.
Bisognerebbe soltanto parlare della faccia di ADOLF HITLER, di come la disegna SHIGERU MIZUKI, di quei pochi tratti nervosi che riescono a catturare il continuo oscillare tra carisma travolgente e disperata, assoluta mediocrità, tra genio tattico, perversione e insicurezza. Con quei baffetti che si trasformano in un cespuglio posticcio, gli occhi tagliati in diagonale a indicare infelicità, propria e infinita.
Si potrebbe scrivere un saggio sulla sintesi grafica che uno dei più grandi autori di manga viventi, SHGERU MIZUKI, riesce a produrre. Però prima bisogna notare quello che manca in questa densa biografia (sarebbe sbagliato dire "biografia a FUMETTI", è un manga biografico). Cioè manca la SHOAH: c'è un'unica vignetta nella terzultima pagina con la didascalia " poi fu il turno di GOEBBELS e famiglia.Montagne di cadaveri di EBREI ammassati nei campi di concentramento". E basta.Non si sa chi li ha uccisi, perché, come, rispondendo a quali ordini.
E' vero ci sono biblioteche sulla SHOAH e dopo MAUS di ART SPIEGELMAN nessuno può più dire che il FUMETTO non sia titolato a parlarne. Ma in un paese piuttosto incline al negazionismo come il GIAPPONE (dove si celebrano criminali di guerra e si nega lo "stupro" di NANCHINO), stupisce questa leggerezza. Tanto più che la RIZZOLI, in quarta di copertina, parla della biografia "dell'uomo che ha dato inizio all'OLOCAUSTO".
Una macchia sull'opera di un autore immenso, geniale come SHGERU MIZUKI che è, tutto sommato, un autore pacifista. Anche se, è piuttosto evidente, c'è una certa fascinazione per la capacità militare dimostrata dal FUHRER e per il suo fiuto politico.
E' vero che la violenza inclusa la "notte dei cristalli" è solo accennata, ma questo è un peccato minore perché l'atmosfera di follia lucida del regime nazista e l'arbitrarietà delle decisioni capitali è ben costruita.
la parte più notevole dell'opera di MIZUKI sono i comprimari, cui è dedicata una notevole introduttiva di presentazione. Su ognuno di loro da EVA BRAUN a HEINRICH HIMMLER, ha applicato lo stesso lavoro di sintesi grafica riservato a HITLER, cercando di considerarne la personalità in pochi tratti, quelli strettamente essenziali.
Pur non essendo lunghissimo (meno di 300 pagine), HITLER è un'opera strumentale, ambiziosa. Ma, un po' incompleta.
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