Nasce a PARMA nel 1941. Da giovanissimo inizia a lavorare nel cinema di animazione, dedicandosi contemporaneamente all'illustrazione. Nel 1968 crea la prima striscia ITALIANA, "STURMTRUPPEN", che resterà a lungo la più famosa nel nostro paese.
Nello stesso anno crea il personaggio di "CATTIVIK", cui fanno seguito diverse altre serie altrettanto popolari: "NICK CARTER"(1970) " STORIE DELLO SPAZIO PROFONDO"(1972 su testi di FRANCESCO GUCCINI) e "CRONACHE DEL DOPO BOMBA"(1974).
Nel 1973, insieme a MARIO GOMBOLI, disegna "MILO MARAT" per il settimanale francese "PIF", nello stesso anno riceve il premio SAINT MICHEL e nel 1974 lo YELLOW KID a LUCCA.
Per l'EDITORE CEPIM disegna "L'UOMO DI TSUSHIMA", nella collana "UN UOMO UN'AVVENTURA".
domenica 22 giugno 2014
giovedì 19 giugno 2014
SERGIO TOPPI ( I GRANDI DEL FUMETTO)
SERGIO TOPPI, nato nel 1932, dopo la maturità decide di dedicarsi professionalmente al disegno. Autodidatta, vede pubblicate le sue prime illustrazioni nel 1954 su una nuova edizione della mondadoriana "ENCICLOPEDIA DEI RAGAZZI". Dal 1957 al 1966 lavora per gli studi d'animazione PAGOT, occasione di un proficuo apprendimento in ambito creativo, e collabora alla realizzazione di decine di caroselli televisivi.
A partire dal1960 comincia a collaborare con il "CORRIERE DEI PICCOLI", disegnando la serie di "MAGO ZURLI" (su testi di CARLO TRIBERTI) e diverse storie belliche (su testi di MINO MILANI).
Agli inizi degli anni settanta, TOPPI inizia a collaborare con le edizioni DAIM PRESS e CEPIM (ora BONELLI), per le quali disegna alcune copertine della collana "AMERICA" e realizza tre volumi della collana "UN UOMO UN'AVVENTURA". Più tardi realizza per il mensile "ORIENT EXPRESS" i testi e i disegni della serie "IL COLLEZIONISTA",
Nel 1974 TOPPI inizia a disegnare dei rapidi profili di personaggi storici per "IL MESSAGGERO dei RAGAZZI" (in cui comincia a mettere a punto il suo attuale stile grafico), mentre nel 1976 inizia con il settimanale "ILO GIORNALINO" una collaborazione che prosegue tuttora.
Da alcuni anni TOPPI collabora anche con il mensile "COMIC ART", realizzando racconti grafici di genere fantastico. Il Salone internazionale dei comics, e del cinema di animazione di LUCCA ha conferito a TOPPI due premi: nel 1975 lo "YELLOW KID" quale miglior disegnatore ITALIANO dell'anno, e nel 1992 il "CARAN d'ACHE" a un autore ITALIANO dell'illustrazione,
A partire dal1960 comincia a collaborare con il "CORRIERE DEI PICCOLI", disegnando la serie di "MAGO ZURLI" (su testi di CARLO TRIBERTI) e diverse storie belliche (su testi di MINO MILANI).
Agli inizi degli anni settanta, TOPPI inizia a collaborare con le edizioni DAIM PRESS e CEPIM (ora BONELLI), per le quali disegna alcune copertine della collana "AMERICA" e realizza tre volumi della collana "UN UOMO UN'AVVENTURA". Più tardi realizza per il mensile "ORIENT EXPRESS" i testi e i disegni della serie "IL COLLEZIONISTA",
Nel 1974 TOPPI inizia a disegnare dei rapidi profili di personaggi storici per "IL MESSAGGERO dei RAGAZZI" (in cui comincia a mettere a punto il suo attuale stile grafico), mentre nel 1976 inizia con il settimanale "ILO GIORNALINO" una collaborazione che prosegue tuttora.
Da alcuni anni TOPPI collabora anche con il mensile "COMIC ART", realizzando racconti grafici di genere fantastico. Il Salone internazionale dei comics, e del cinema di animazione di LUCCA ha conferito a TOPPI due premi: nel 1975 lo "YELLOW KID" quale miglior disegnatore ITALIANO dell'anno, e nel 1992 il "CARAN d'ACHE" a un autore ITALIANO dell'illustrazione,
sabato 14 giugno 2014
GRANDI PERSONAGGI DEL FUMETTO (GUIDO C REPAX)
GUIDO CREPAX è nato a MILANO nel 1933 dove vive e lavora. Si è laureato in architettura al Politecnico, ma non ha mai esercitato la professione, essendosi dedicato alla grafica pubblicitaria e all'illustrazione fin da studente.
Nel 1965 ha scritto e disegnato la prima storia a FUMETTI con il personaggio VALENTINA ancora oggi protagonista di tante avventure raccolte in 16 libri e coinvolta in alcune campagne pubblicitarie.
CREPAX ha inventato poi altre "SOGNATRICI A FUMETTI" BIANCA,ANITA,GIUGLIETTA,
BELINDA e FRANCESCA, e sceneggiato libri non suoi come "HISTYOIRE d'O", "EMANUELLE", "DRACULA", "DOTT. JEKYLL e Mr. HYDE", ECC.
Nel campo della grafica vera e propria, CREPAX ha disegnato un centinaio di opere tra litografia e serigrafie.
Nel 1972 è stato premiato come autore al SALONE di LUCCA e all'AMERICAN INTERNETIONAL CONGRESS OF COMICS.
Nel 1965 ha scritto e disegnato la prima storia a FUMETTI con il personaggio VALENTINA ancora oggi protagonista di tante avventure raccolte in 16 libri e coinvolta in alcune campagne pubblicitarie.
CREPAX ha inventato poi altre "SOGNATRICI A FUMETTI" BIANCA,ANITA,GIUGLIETTA,
BELINDA e FRANCESCA, e sceneggiato libri non suoi come "HISTYOIRE d'O", "EMANUELLE", "DRACULA", "DOTT. JEKYLL e Mr. HYDE", ECC.
Nel campo della grafica vera e propria, CREPAX ha disegnato un centinaio di opere tra litografia e serigrafie.
Nel 1972 è stato premiato come autore al SALONE di LUCCA e all'AMERICAN INTERNETIONAL CONGRESS OF COMICS.
domenica 1 giugno 2014
FORSE ERA MEGLIO SOFFRIRE IN FABBRICA (di STEFANO FELTRI)
FERRIERA
In occasione di una riedizione del suo libro "Vogliamo tutto", NANNI BALESTRINI diceva: "E' TUTTO FINITO". Gli operai non ci sono più, il mito della fabbrica non solo è scomparso ma è diventato incomprensibile anche a quelli stessi che lo avevano costruito.
E' vero ma non del tutto, perché ci sono i figli degli operai, che alla catena di montaggio non ci sono mai stati ma ne hanno assorbito gli aneddoti, lo spirito, le angosce e le sicurezze. "FERRIERA" è un romanzo grafico di lavoro e fabbrica, l'autrice, PIA VALENTINIS, è figlia di una storia come mille altre, incidenti sul lavoro, colleghi morti, qualche svago domenicale (pochi), passioni mai coltivate (hobby è una parola che gli operai non avrebbero capito).
Una storia operaia che ha lo sfondo grigio e rarefatto del FRIULI, di quell'ITALIA che è sempre ai margini della memoria collettiva, ma anche li, come a TORINO, come a MILANO, c'erano i cortei, gli scioperi, i picchetti, e una vita ripetitiva e usurante, un lavoro che aveva nel contratto anche la morte per silicosi, il tutto nobilitato da una percezione di dignità che non bastava però a compensare il resto.
PIA VALENTINIS è al suo primo romanzo a FUMETTI, nella vita fa l'illustratrice di libri per ragazzi. E si vede, nel bene e nel male: procede più per quadri, per istantanee con didascalie che con una vera narrazione grafica (lo storytelling insegnato da WILL EISNER), la storia avanza per giustapposizione, non c'è un vero sviluppo. Ma nonostante questa non struttura, "FERRIERA" risulta coerente, proprio perché non vuole essere la biografia del padre dell'autrice, ma il tentativo di fissare su carta i ricordi e soprattutto le emozioni proprio per interposta persona che suscitavano i racconti della fabbrica e della mistica classe operaia.
La VALENTINIS racconta per frammenti la vita di suo padre, ma anche il cambiamento di un paese, che perdendo le fabbriche è un po' come se avesse privato di senso a posteriori milioni di vite che a quell'idea concreta di industria e progresso si erano immacolate, non sempre consapevolmente. Non si rimpiange nulla dell'ITALIA raccontata in "FERRIERA" se non un senso forse di illusione, di coerenza, di destino comune.
In occasione di una riedizione del suo libro "Vogliamo tutto", NANNI BALESTRINI diceva: "E' TUTTO FINITO". Gli operai non ci sono più, il mito della fabbrica non solo è scomparso ma è diventato incomprensibile anche a quelli stessi che lo avevano costruito.
E' vero ma non del tutto, perché ci sono i figli degli operai, che alla catena di montaggio non ci sono mai stati ma ne hanno assorbito gli aneddoti, lo spirito, le angosce e le sicurezze. "FERRIERA" è un romanzo grafico di lavoro e fabbrica, l'autrice, PIA VALENTINIS, è figlia di una storia come mille altre, incidenti sul lavoro, colleghi morti, qualche svago domenicale (pochi), passioni mai coltivate (hobby è una parola che gli operai non avrebbero capito).
Una storia operaia che ha lo sfondo grigio e rarefatto del FRIULI, di quell'ITALIA che è sempre ai margini della memoria collettiva, ma anche li, come a TORINO, come a MILANO, c'erano i cortei, gli scioperi, i picchetti, e una vita ripetitiva e usurante, un lavoro che aveva nel contratto anche la morte per silicosi, il tutto nobilitato da una percezione di dignità che non bastava però a compensare il resto.
PIA VALENTINIS è al suo primo romanzo a FUMETTI, nella vita fa l'illustratrice di libri per ragazzi. E si vede, nel bene e nel male: procede più per quadri, per istantanee con didascalie che con una vera narrazione grafica (lo storytelling insegnato da WILL EISNER), la storia avanza per giustapposizione, non c'è un vero sviluppo. Ma nonostante questa non struttura, "FERRIERA" risulta coerente, proprio perché non vuole essere la biografia del padre dell'autrice, ma il tentativo di fissare su carta i ricordi e soprattutto le emozioni proprio per interposta persona che suscitavano i racconti della fabbrica e della mistica classe operaia.
La VALENTINIS racconta per frammenti la vita di suo padre, ma anche il cambiamento di un paese, che perdendo le fabbriche è un po' come se avesse privato di senso a posteriori milioni di vite che a quell'idea concreta di industria e progresso si erano immacolate, non sempre consapevolmente. Non si rimpiange nulla dell'ITALIA raccontata in "FERRIERA" se non un senso forse di illusione, di coerenza, di destino comune.
venerdì 23 maggio 2014
I GRANDI DEL FUMETTO (MILO MANARA)
Nato a LUSON (BOLZANO) nel 1945.
Giovanissimo si dedica alla pittura e alla scultura, prima di esordire nel FUMETTO con "GENIUS" (1966) ci segue "JOLANDA de ALMAVIVA" (1969). Nel 1974 disegna per il "CORRIERE DEI RAGAZZI" alcuni episodi della serie "IL FUMETTO DELLA REALTA'" e "LA PAROLA AI GIURATI". Nel 1976 su "ARTERLINUS" pubblica "LO SCIMMIOTTO", mentre l'anno seguente esce "ALESSIO, IL BORGHESE RIVOLUZIONARIO" .
Lavora in FRANCIA per LAROUSSE che pubblica "HISTOIRE de FRANCE" (1978) e "A la DECOUVERTE DU MONDE" (1979), stampate anche in ITALIA dagli EDITORI RIUNITI. Nel 1978, per la collana "UN UOMO UN'AVVENTURA" disegna "L'UOMO DELLE NEVI", su testi di ALFREDO CASTELLI.
Per l'edizione Italiana di "PILOT" nel 1981 realizza "L'UOMO di CARTA". Pubblica poi due storie erotiche di successo, "IL GIOCO" (1983) e "IL PROFUMO DELL'INVISIBILE", e il capolavoro "TUTTO RICOMINCIO' CON UN'ESTATE INDIANA", su testi di HUGO PRATT. Nel1989 disegna "VIAGGIO a TULUM" per la sceneggiatura di FEDERICO FELLINI.
Giovanissimo si dedica alla pittura e alla scultura, prima di esordire nel FUMETTO con "GENIUS" (1966) ci segue "JOLANDA de ALMAVIVA" (1969). Nel 1974 disegna per il "CORRIERE DEI RAGAZZI" alcuni episodi della serie "IL FUMETTO DELLA REALTA'" e "LA PAROLA AI GIURATI". Nel 1976 su "ARTERLINUS" pubblica "LO SCIMMIOTTO", mentre l'anno seguente esce "ALESSIO, IL BORGHESE RIVOLUZIONARIO" .
Lavora in FRANCIA per LAROUSSE che pubblica "HISTOIRE de FRANCE" (1978) e "A la DECOUVERTE DU MONDE" (1979), stampate anche in ITALIA dagli EDITORI RIUNITI. Nel 1978, per la collana "UN UOMO UN'AVVENTURA" disegna "L'UOMO DELLE NEVI", su testi di ALFREDO CASTELLI.
Per l'edizione Italiana di "PILOT" nel 1981 realizza "L'UOMO di CARTA". Pubblica poi due storie erotiche di successo, "IL GIOCO" (1983) e "IL PROFUMO DELL'INVISIBILE", e il capolavoro "TUTTO RICOMINCIO' CON UN'ESTATE INDIANA", su testi di HUGO PRATT. Nel1989 disegna "VIAGGIO a TULUM" per la sceneggiatura di FEDERICO FELLINI.
domenica 11 maggio 2014
IL FUMETTO DELLE NUVOLETTE PARLANTI (di STEFANO FELTRI)
IL MONDO COSI COME'
I FUMETTI si chiamano cosi perché i personaggi di solito parlano attraverso piccole nuvole, come il fumo, che sostituiscono quello sonoro che la carta non può trasmettere in altro modo. Eppure i "Baloon" sono spesso considerati un mero espediente tecnico, un orpello trascurabile che infatti da alcuni autori in cerca di facili innovazioni viene eliminato (ma anche il "CORRIERE DEI PICCOLI" cancellava le nuvolette sostituendole con didascalie in rima baciata).
TIZIANO SCARPA e MASSIMO GIACON hanno avuto quindi l'intelligente idea di fare un FUMETTO sul FUMETTO, non nel senso della (ormai abusata) storia di un fumettista che disegna se stesso disegnante. No è proprio un FUMETTO sul FUMETTO inteso come nuvoletta, come strumento che può dare voce anche a ciò che nessuna altra forma di narrazione potrebbe parlare, oggetti, concetti, animali ma anche disegni (qui il meta FUMETTO si complica un po': un FUMETTO sui FUMETTI in cui alcuni personaggi disegnano altri personaggi che riescono a parlare tra loro attraverso i FUMETTI).
TIZIANO SCARPA è uno scrittore di successo che ama flirtare con la letteratura disegnata. MASSIMO GIACON un illustratore di talento che nelle sue tavole orizzontali e geometricamente psichedeliche ricorda CHRIS WARE, "il mondo cosi com'è" e un racconto del mondo come non è. O meglio, dello iato che separa il mondo reale da quello dei FUMETTI.
L'espediente narrativo è quello di raccontare la storia di ALFIO BETIZ, malato di FUMETTO: vede nuvolette con dialoghi uscire da oggetti e animali, dall'oculista si distrae perché a leggere i dialoghi surreali tra le lettere del test per misurare le diottrie, in chiesa si accorge che la presa elettrica ha cose interessanti da dire (ma il crocefisso è stranamente muto), "sente le nuvolette, non sono suoni, sono oggetti che può anche afferrare.
Non è soltanto un successo di fantasia, ALFIO BETIZ è davvero malato ma troverà una psichiatra più interessato a studiarlo che a guarirlo, anche se, perso in un mondo più appassionato di quello reale, BETIZ non ha alcuna urgenza di tornare alla normalità e in fondo preferisce pagare le conseguenze della sua bizzarria invece che liberarsene (ammesso che sia possibile).
I FUMETTI si chiamano cosi perché i personaggi di solito parlano attraverso piccole nuvole, come il fumo, che sostituiscono quello sonoro che la carta non può trasmettere in altro modo. Eppure i "Baloon" sono spesso considerati un mero espediente tecnico, un orpello trascurabile che infatti da alcuni autori in cerca di facili innovazioni viene eliminato (ma anche il "CORRIERE DEI PICCOLI" cancellava le nuvolette sostituendole con didascalie in rima baciata).
TIZIANO SCARPA e MASSIMO GIACON hanno avuto quindi l'intelligente idea di fare un FUMETTO sul FUMETTO, non nel senso della (ormai abusata) storia di un fumettista che disegna se stesso disegnante. No è proprio un FUMETTO sul FUMETTO inteso come nuvoletta, come strumento che può dare voce anche a ciò che nessuna altra forma di narrazione potrebbe parlare, oggetti, concetti, animali ma anche disegni (qui il meta FUMETTO si complica un po': un FUMETTO sui FUMETTI in cui alcuni personaggi disegnano altri personaggi che riescono a parlare tra loro attraverso i FUMETTI).
TIZIANO SCARPA è uno scrittore di successo che ama flirtare con la letteratura disegnata. MASSIMO GIACON un illustratore di talento che nelle sue tavole orizzontali e geometricamente psichedeliche ricorda CHRIS WARE, "il mondo cosi com'è" e un racconto del mondo come non è. O meglio, dello iato che separa il mondo reale da quello dei FUMETTI.
L'espediente narrativo è quello di raccontare la storia di ALFIO BETIZ, malato di FUMETTO: vede nuvolette con dialoghi uscire da oggetti e animali, dall'oculista si distrae perché a leggere i dialoghi surreali tra le lettere del test per misurare le diottrie, in chiesa si accorge che la presa elettrica ha cose interessanti da dire (ma il crocefisso è stranamente muto), "sente le nuvolette, non sono suoni, sono oggetti che può anche afferrare.
Non è soltanto un successo di fantasia, ALFIO BETIZ è davvero malato ma troverà una psichiatra più interessato a studiarlo che a guarirlo, anche se, perso in un mondo più appassionato di quello reale, BETIZ non ha alcuna urgenza di tornare alla normalità e in fondo preferisce pagare le conseguenze della sua bizzarria invece che liberarsene (ammesso che sia possibile).
giovedì 8 maggio 2014
KURT COBAIN COME CALVIN & HOBBES ( STEFANO FELTRI )
NEVERMIND
Di tutti i modi che si potevano trovare per celebrare i vent'anni della morte di KURT COBAIN, ANDREA PAGGIANO ne ha scelto uno decisamente poco convenzionale: raccontare la rok star da bambino, l'origine della malinconia e di quel senso di sconfitta esistenziale che viene abbracciato fino a trasformare in una ribellione alla società che ci educa al successo.
ANDREA PAGGIARO, che si firma TUONO PETTINATO, ha sviluppato una sua professionalità di biografo non convenzionale: si è già dedicato a GARIBALDI e ad ALAN TURING. Con KURT COBAIN, riesce a dosare al meglio la sua vena un po' surreale combinata con una certa attenzione biografica, non tanto a date o dettagli, ma a cogliere lo spirito del personaggio che vuole raccontare.
Nel libro NEVERMIND, che ovviamente prende il titolo dall'album più famoso dei NIRVANA,TUONO PETTINATO si inventa un ardito parallelo: KURT COBAIN e il suo immaginario BODDAH, quello a cui il cantante scrive la sua ultima lettera prima di suicidarsi, evoca al FUMETTISTA un parallelo con CALVIN & HOBBES, il bambino con la sua tigre di pezza che animavano la celebre striscia di BILL WATTERSON (anche questa interrotta bruscamente, un suicidio editoriale come ribellione al successo, se si vuole forzare il parallelo).
Il rok trasgressivo e il FUMETTO più pacato si tangono. BODDAH assume le fattezze di HOBBES, la tigre. Ma KURT non è CALVIN: è cupo, tormentato, tra i boscaioli di ABBERDEEN non c'è posto per chi non si accontenta di sognare la vita di suo padre. L'infanzia di KURT è terribile, ma TUONO PETTINATO non commette l'errore di usarla per spiegare retroattivamente il suicidio.
Con il suo stile scanzonato, un bianco e nero semplice, con i personaggi sempre espressivi in pochi tratti netti, TUONO PETTINATO racconta con il registro di un FUMETTO umoristico una storia che a suo modo è anche epica, ma è soprattutto triste. Una tristezza filtrata dall'arte, ma pur sempre tristezza: "per reazione all'etica del profitto e della produttività, al posticcio ottimismo degli anni Ottanta, furono il sarcasmo e l'apatia l'antidoto per rimanere umani", fa dire TUONO PETTINATO a BODDAH. una ribellione senza gioia, il cui cantore non poteva che finire com'è finito.
Di tutti i modi che si potevano trovare per celebrare i vent'anni della morte di KURT COBAIN, ANDREA PAGGIANO ne ha scelto uno decisamente poco convenzionale: raccontare la rok star da bambino, l'origine della malinconia e di quel senso di sconfitta esistenziale che viene abbracciato fino a trasformare in una ribellione alla società che ci educa al successo.
ANDREA PAGGIARO, che si firma TUONO PETTINATO, ha sviluppato una sua professionalità di biografo non convenzionale: si è già dedicato a GARIBALDI e ad ALAN TURING. Con KURT COBAIN, riesce a dosare al meglio la sua vena un po' surreale combinata con una certa attenzione biografica, non tanto a date o dettagli, ma a cogliere lo spirito del personaggio che vuole raccontare.
Nel libro NEVERMIND, che ovviamente prende il titolo dall'album più famoso dei NIRVANA,TUONO PETTINATO si inventa un ardito parallelo: KURT COBAIN e il suo immaginario BODDAH, quello a cui il cantante scrive la sua ultima lettera prima di suicidarsi, evoca al FUMETTISTA un parallelo con CALVIN & HOBBES, il bambino con la sua tigre di pezza che animavano la celebre striscia di BILL WATTERSON (anche questa interrotta bruscamente, un suicidio editoriale come ribellione al successo, se si vuole forzare il parallelo).
Il rok trasgressivo e il FUMETTO più pacato si tangono. BODDAH assume le fattezze di HOBBES, la tigre. Ma KURT non è CALVIN: è cupo, tormentato, tra i boscaioli di ABBERDEEN non c'è posto per chi non si accontenta di sognare la vita di suo padre. L'infanzia di KURT è terribile, ma TUONO PETTINATO non commette l'errore di usarla per spiegare retroattivamente il suicidio.
Con il suo stile scanzonato, un bianco e nero semplice, con i personaggi sempre espressivi in pochi tratti netti, TUONO PETTINATO racconta con il registro di un FUMETTO umoristico una storia che a suo modo è anche epica, ma è soprattutto triste. Una tristezza filtrata dall'arte, ma pur sempre tristezza: "per reazione all'etica del profitto e della produttività, al posticcio ottimismo degli anni Ottanta, furono il sarcasmo e l'apatia l'antidoto per rimanere umani", fa dire TUONO PETTINATO a BODDAH. una ribellione senza gioia, il cui cantore non poteva che finire com'è finito.
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