POCO RACCOMANDABILE
Nessun tema è più letterario di quello del doppio, il romanzo a FUMETTI "POCO RACCOMANDABILE" di CHLOE' CRUICHAUDET riesce a declinarlo, per quanto sembri impossibile, in modo originale. Perché lo moltiplica, gli sdoppiamenti sono cosi tanti che quasi si perde il filo, PAUL GRAPPE è un soldato che cede al comprensibile, quanto socialmente inaccettabile, desiderio di fuggire, di non diventare un cadavere smembrato che marcisce nelle trincee.
Ma la guerra di massa ha bisogno di coscritti, quindi PAUL deve tornare a PARIGI in clandestinità perché la diserzione è punibile con la morte. La giovane moglie LOUISE lo accoglie e lo nasconde in casa.
E qui cominciano i ribaltamenti: da amante devoto, che al fronte pensava soltanto a riabbracciare la moglie, PAUL diventa un classico uomo da divano, annoiato dalla prigionia domestica, che sfoga le tensioni su LOUISE . Fino al colpo di genio: l'unico modo per non essere riconosciuto è vestirsi da donna.
Non serve essere un psicanalista per cogliere nell'entusiasmo con cui PAUL abbraccia la sua vita il segno di un disagio profondo. con LOUISE si instaura un legame, dalla coppia tradizionale a una relazione fluida (si potrebbe quasi dire lesbica, viso quanto PAUL riesce a "diventare" donna).
Una simile ambiguità identitaria e sessuale porta, quasi inevitabilmente, a esplorare altre doppiezze, al riparo del buio del BOISE de BOULOGNE, allora (ben più di oggi) rifugio della PARIGI più disinibita e aperta a esperienze non convenzionale.
Ecco un ulteriore ribaltamento: la coppia più banale, perfino noiosa, a stento riesce a sopravvivere al travestimento e tr4ovanegli scambi di coppia e nelle trasgressioni notturne prima un'illusione di rinascita e poi la definitiva devastazione.
Si può sopravvivere alla guerra ma non a se stessi. Il romanzo di CHLOE' CRUCHAUDET si sviluppa a vignette senza contorni, tavole dai colori spenti che avvolgono appiccicose lo spettatore trascinandolo a fondo con i due protagonisti.
E il tutto è ispirato a una storia vera "poco raccomandabile" (titolo un po' bacchettone, l'originale
."MAUVAIS GENRE" era più sfumato) ha vinto un premio al festival ANGOULEME, dove si danno gli OSCAR del fumetto europeo. Anche la rivista LIRE lo ha celebrato. Un libro affascinante, ma che lascia una sensazione di inquietudine.
giovedì 6 novembre 2014
martedì 14 ottobre 2014
MALATTIA A FUMETTI PER CONDIVIDERE (di STEFANO FELTRI)
UNA VITA INATTESA
la vita inattesa è uno strano esperimento, un FUMETTO su commissione. L'azienda farmaceutica PFIZER ha lanciato una campagna di comunicazione, "VIVERLA TUTTA", con un sito che è "una piattaforma virtuale interattiva per la narrazione di sé e dell'esperienza della malattia".
L'idea è che l'esperienza della malattia può risultare più tollerabile se condivisa, il racconto è anche di supporto ai medici nella diagnosi. La PFIZER ha raccolto testimonianze che sono diventate lo spunto per dieci storie di questo volume pubblicato da RIZZOLI LIZARD e curato da MOCOL BELTRAMINI, TITO FARACI e ALESSANDRO FERRARI.
I tre sceneggiatori hanno adattato le storie dei pazienti e le hanno affidate ad alcuni dei migliori disegnatori italiani in circolazione.
Una delle più riuscite è quella che apre il volume, disegnata da quel talento mai abbastanza celebrato che è PAOLO BACILIERI: è il racconto di una graduale perdita dell'udito, la scomparsa dei suoni vissuta col fastidio di una ragazza che non riesci più ad afferrare il mondo che la circonda, di come la battuta "ma sei sorda ?" inizi a sembrare una condanna, ma è anche la storia di come si possa trovare una "vita inattesa" anche la dove sembra esserci solo disperazione.
Non tutti i racconti funzionano allo stesso modo, il tratto di SILVIS ZICHE, per esempio, risulta troppo umoristico per parlare di leucemia(l'effetto è una via di mezzo tra "esplorando il corpo umano" e un volantino di sala d'aspetto medica).
Il racconto della malattia offre al FUMETTO la possibilità di spingersi la dove il cinema e persino la letteratura faticano ad arrivare, quando l'autore trova la chiave giusta si rischia il capolavoro, da DAVID B. che ha raccontato "il grande male" dell'epilessia a PACO ROCA che si è occupato di Alzheimer con "RUGHE". "LA VITA INATTESA" dimostra anche quanto sia difficile però non scadere nel pietismo e nella lacrimuccia a comando. Alcuni autori del volume ci riescono, altri decisamente no.
la vita inattesa è uno strano esperimento, un FUMETTO su commissione. L'azienda farmaceutica PFIZER ha lanciato una campagna di comunicazione, "VIVERLA TUTTA", con un sito che è "una piattaforma virtuale interattiva per la narrazione di sé e dell'esperienza della malattia".
L'idea è che l'esperienza della malattia può risultare più tollerabile se condivisa, il racconto è anche di supporto ai medici nella diagnosi. La PFIZER ha raccolto testimonianze che sono diventate lo spunto per dieci storie di questo volume pubblicato da RIZZOLI LIZARD e curato da MOCOL BELTRAMINI, TITO FARACI e ALESSANDRO FERRARI.
I tre sceneggiatori hanno adattato le storie dei pazienti e le hanno affidate ad alcuni dei migliori disegnatori italiani in circolazione.
Una delle più riuscite è quella che apre il volume, disegnata da quel talento mai abbastanza celebrato che è PAOLO BACILIERI: è il racconto di una graduale perdita dell'udito, la scomparsa dei suoni vissuta col fastidio di una ragazza che non riesci più ad afferrare il mondo che la circonda, di come la battuta "ma sei sorda ?" inizi a sembrare una condanna, ma è anche la storia di come si possa trovare una "vita inattesa" anche la dove sembra esserci solo disperazione.
Non tutti i racconti funzionano allo stesso modo, il tratto di SILVIS ZICHE, per esempio, risulta troppo umoristico per parlare di leucemia(l'effetto è una via di mezzo tra "esplorando il corpo umano" e un volantino di sala d'aspetto medica).
Il racconto della malattia offre al FUMETTO la possibilità di spingersi la dove il cinema e persino la letteratura faticano ad arrivare, quando l'autore trova la chiave giusta si rischia il capolavoro, da DAVID B. che ha raccontato "il grande male" dell'epilessia a PACO ROCA che si è occupato di Alzheimer con "RUGHE". "LA VITA INATTESA" dimostra anche quanto sia difficile però non scadere nel pietismo e nella lacrimuccia a comando. Alcuni autori del volume ci riescono, altri decisamente no.
lunedì 6 ottobre 2014
L'ULTIMA ESTATE DA ADOLESCENTI (di STEFANO FELTRI)
E LA CHIAMANO ESTATE
E proprio quando pensavamo che non si potesse più scrivere in graphic novel meritevole di lettura sulla solita triade adolescenza-primi amori-un po' di sesso ecco "E LA CHIAMANO ESTATE". Che non centra nulla con la canzone di BRUNO AMORITO e neppure con il fil uscito un paio di anni fa. Anzi, il titolo in inglese era "This one summer".
A firmarlo due cugine canadesi con ascendenza giapponese: JILLIAN e MARIKO TAMAKI, la prima ai disegni, la seconda alla sceneggiatura. Già il fatto che le autrici siano donne spinge alla lettura (il FUMETTO resta molto maschile, soprattutto nelle produzioni seriali).
La scelta di impostarlo tutto su toni di blu attira, il tratto leggero le figure abbozzate che si muovono in vaste vignette di bianco sono una combinazione perfetta per raccontare il tempo dilatato delle estati in cui si fanno vacanze e non ancora ferie.
Ci sono due ragazze: ROSE è la biondina carina, in apparenza felice, in realtà con una famiglia che sta scoppiando dopo che la madre non è riuscita ad avere il secondo figlio. WINDY è stata adottata, un po' in carne, fintamente spensierata ma già con qualche complesso adolescenziale.
L'estate del libero è a modo suo unica, chiaramente l'ultima da quasi -bambine e la prima da quasi-donne, con slanci verso i ragazzi che si alternano alle ultime inclinazioni al gioco, premesse di seduzioni mitigate dall'incertezza su scopi, obiettivi e motivazioni.
Tutto è sospeso, incompiuto: le relazioni dei ragazzi della cittadina al mare dove le due cugine WINDY e ROSE si incontrano ogni anno, misurando le evoluzioni del tempo sui loro corpi, sospesa è anche la crisi del matrimonio dei genitori di ROSE, e perfino il rapporto tra le due ragazze, incerto tra amicizia profonda e ostilità per le differenze di carattere e di fisico.
Il FUMETTO di JILLIAN e MARIKO TAMAKI è una storia di cui conosciamo-in parte-gli antefatti di cui non spremo mai davvero la conclusione. Ma, in fondo, sono cosi tutte le storie in cui ci imbattiamo nella vita. Soprattutto d'estate.
E proprio quando pensavamo che non si potesse più scrivere in graphic novel meritevole di lettura sulla solita triade adolescenza-primi amori-un po' di sesso ecco "E LA CHIAMANO ESTATE". Che non centra nulla con la canzone di BRUNO AMORITO e neppure con il fil uscito un paio di anni fa. Anzi, il titolo in inglese era "This one summer".
A firmarlo due cugine canadesi con ascendenza giapponese: JILLIAN e MARIKO TAMAKI, la prima ai disegni, la seconda alla sceneggiatura. Già il fatto che le autrici siano donne spinge alla lettura (il FUMETTO resta molto maschile, soprattutto nelle produzioni seriali).
La scelta di impostarlo tutto su toni di blu attira, il tratto leggero le figure abbozzate che si muovono in vaste vignette di bianco sono una combinazione perfetta per raccontare il tempo dilatato delle estati in cui si fanno vacanze e non ancora ferie.
Ci sono due ragazze: ROSE è la biondina carina, in apparenza felice, in realtà con una famiglia che sta scoppiando dopo che la madre non è riuscita ad avere il secondo figlio. WINDY è stata adottata, un po' in carne, fintamente spensierata ma già con qualche complesso adolescenziale.
L'estate del libero è a modo suo unica, chiaramente l'ultima da quasi -bambine e la prima da quasi-donne, con slanci verso i ragazzi che si alternano alle ultime inclinazioni al gioco, premesse di seduzioni mitigate dall'incertezza su scopi, obiettivi e motivazioni.
Tutto è sospeso, incompiuto: le relazioni dei ragazzi della cittadina al mare dove le due cugine WINDY e ROSE si incontrano ogni anno, misurando le evoluzioni del tempo sui loro corpi, sospesa è anche la crisi del matrimonio dei genitori di ROSE, e perfino il rapporto tra le due ragazze, incerto tra amicizia profonda e ostilità per le differenze di carattere e di fisico.
Il FUMETTO di JILLIAN e MARIKO TAMAKI è una storia di cui conosciamo-in parte-gli antefatti di cui non spremo mai davvero la conclusione. Ma, in fondo, sono cosi tutte le storie in cui ci imbattiamo nella vita. Soprattutto d'estate.
sabato 27 settembre 2014
MISTER NO
MISTER NO personaggio dei FUMETTI protagonista della serie pubblicata da SERGIO BONELLI editore. Nasce nel 1975 dalla fantasia di GUIDO NOLITA ( pseudonimo dietro al quale si nasconde SERGIO BONELLI ). In un periodo in cui il western andava di moda.
NOLITA scelse di scrivere il primo FUMETTO della BONELLI non ambientato nel mondo dell' west, ma negli anni cinquanta nella remota AMAZZONIA, per la precisione a MANAUS. Per il modo di trattare i temi e per la caratterizzazione del personaggio questa serie segna un ponte di svolta per la casa editrice e fa da apripista per quelle a venire, anche se alcuni vedono artefice di tale svolta MARTIN MTSTERE.
MISTER NO è un ex soldato statunitense il suo vero nome è JERRY DRAKE. Disgustato dalla seconda guerra mondiale si rifugia in AMAZZONIA dove sperava di trovare, in quell'ultimo paradiso terrestre, la tranquillità. Pilota d'aereo e guida turistica, porta a spasso i passeggieri con il suo scassato Piper.
Suo miglior amico è OTTO KRUGER, famoso come Esse Esse, per il suo passato nell'esercito tedesco, non nelle omonime SS naziste ma nella WERHMACTH e negli AFRICA KORPS.
JERRY, come ESSE ESSE, sono molto pigri e amano starsene al bar di PAULO ADOLFO a bere la cagnaca, fare risse e spassarsela con le ragazze. Malgrado la sua pigrizia MISTER NO passa molto spesso all'azione, trascinato dalle circostanze o pronto ad aiutare i più deboli.
MISTER NO, animo vagabondo viaggia per tutto il SUD AMERICA, visita anche l'isola di PASQUA ed effettua anche trasferte fuori dal continente.
La prima storia si apre con alcune tavole ambientate in una agenzia di viaggi alla fine del 1951, la storia presente nel n° 364 da il via ad una nuova serie di avventure che porterà alla conclusione della serie, ci mostra la stessa agenzia di viaggi alla fine del 1969, mostrando però cambiamenti che il tempo ha portato al mondo e soprattutto a MANAUS.
NOLITA scelse di scrivere il primo FUMETTO della BONELLI non ambientato nel mondo dell' west, ma negli anni cinquanta nella remota AMAZZONIA, per la precisione a MANAUS. Per il modo di trattare i temi e per la caratterizzazione del personaggio questa serie segna un ponte di svolta per la casa editrice e fa da apripista per quelle a venire, anche se alcuni vedono artefice di tale svolta MARTIN MTSTERE.
MISTER NO è un ex soldato statunitense il suo vero nome è JERRY DRAKE. Disgustato dalla seconda guerra mondiale si rifugia in AMAZZONIA dove sperava di trovare, in quell'ultimo paradiso terrestre, la tranquillità. Pilota d'aereo e guida turistica, porta a spasso i passeggieri con il suo scassato Piper.
Suo miglior amico è OTTO KRUGER, famoso come Esse Esse, per il suo passato nell'esercito tedesco, non nelle omonime SS naziste ma nella WERHMACTH e negli AFRICA KORPS.
JERRY, come ESSE ESSE, sono molto pigri e amano starsene al bar di PAULO ADOLFO a bere la cagnaca, fare risse e spassarsela con le ragazze. Malgrado la sua pigrizia MISTER NO passa molto spesso all'azione, trascinato dalle circostanze o pronto ad aiutare i più deboli.
MISTER NO, animo vagabondo viaggia per tutto il SUD AMERICA, visita anche l'isola di PASQUA ed effettua anche trasferte fuori dal continente.
La prima storia si apre con alcune tavole ambientate in una agenzia di viaggi alla fine del 1951, la storia presente nel n° 364 da il via ad una nuova serie di avventure che porterà alla conclusione della serie, ci mostra la stessa agenzia di viaggi alla fine del 1969, mostrando però cambiamenti che il tempo ha portato al mondo e soprattutto a MANAUS.
lunedì 15 settembre 2014
I GRANDI DEL FUMETTO
FERDINANDO TACCONI
Nato a MILANO nel dicembre del 1922, fin da giovanissimo frequenta la scuola superiore d'Arte Applicata del Castello di MILANO, dove ottiene il diploma. Nel 1942 parte poi per il servizio militare, come marconista nella Regia Aereonautica i ricordi della guerra e la grande passione per gli aeroplani e il volo saranno sempre presenti nel suo lavoro di disegnatori di fumetti.
La sua prima collaborazione avviene realizzando delle illustrazioni per le riviste femminili "Confidenze di LIALA" e "GRAZIA", entrambe edite dalla MONDADORI.
TACCONI entra nel mondo dei FUMETTI lavorando per l'editore PASQUALE GIRLEO, per cui disegna "MORGAN IL PIRATA". Seguono poi le serie "SCIUSCIA'" e "NAT DEL SANTA CRUZ", per l'editore TORELLI. Collabora anche con la AMALGAMATED PRESS di LONDRA realizzando diverse storie di guerra, quindi approda al "CORRIERE DEI PIUCCOLI" (e poi al CORRIERE DEI RAGAZZI), con la fortunata serie " GLI ARISTOCRATICI", scritta da ALFREDO CASTELLI.
Seguono numerose collaborazioni con diversi gruppi Editoriali: e di FUMETTO, LIBRAIRIE LAURUSSE, KORALLE VERLAG (AMBURGO), SEDES e molti altri: Tra questi le edizioni CEPIM, per cui ha realizzato due volumi di "UN UOMO UN'AVVENTURA",.
Per "IL GIORNALINO" TACCONI ha disegnato, fra l'altro, "LA STORIA DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE" e, recentemente una lunga "STORIA DEL VOLO". Per l'editore SERGIO BONELLI ha realizzato storie di DYLAN DOG, NICK RAIDER e MISTER NO.
Nato a MILANO nel dicembre del 1922, fin da giovanissimo frequenta la scuola superiore d'Arte Applicata del Castello di MILANO, dove ottiene il diploma. Nel 1942 parte poi per il servizio militare, come marconista nella Regia Aereonautica i ricordi della guerra e la grande passione per gli aeroplani e il volo saranno sempre presenti nel suo lavoro di disegnatori di fumetti.
La sua prima collaborazione avviene realizzando delle illustrazioni per le riviste femminili "Confidenze di LIALA" e "GRAZIA", entrambe edite dalla MONDADORI.
TACCONI entra nel mondo dei FUMETTI lavorando per l'editore PASQUALE GIRLEO, per cui disegna "MORGAN IL PIRATA". Seguono poi le serie "SCIUSCIA'" e "NAT DEL SANTA CRUZ", per l'editore TORELLI. Collabora anche con la AMALGAMATED PRESS di LONDRA realizzando diverse storie di guerra, quindi approda al "CORRIERE DEI PIUCCOLI" (e poi al CORRIERE DEI RAGAZZI), con la fortunata serie " GLI ARISTOCRATICI", scritta da ALFREDO CASTELLI.
Seguono numerose collaborazioni con diversi gruppi Editoriali: e di FUMETTO, LIBRAIRIE LAURUSSE, KORALLE VERLAG (AMBURGO), SEDES e molti altri: Tra questi le edizioni CEPIM, per cui ha realizzato due volumi di "UN UOMO UN'AVVENTURA",.
Per "IL GIORNALINO" TACCONI ha disegnato, fra l'altro, "LA STORIA DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE" e, recentemente una lunga "STORIA DEL VOLO". Per l'editore SERGIO BONELLI ha realizzato storie di DYLAN DOG, NICK RAIDER e MISTER NO.
mercoledì 10 settembre 2014
PERFINO DYLAN DOG PUO' INVECCHIARE (di STEFANO FELTRI)
Dopo 28 anni di vita editoriale, un'evoluzione mai tentata prima per un personaggio della SERGIO BONELLI EDITORE che ha nella coerenza anche narrativa la sua cifra caratterizzante. Ma con il nuovo curatore della testata, ROBERTO RECCHIONI, l'esperimento sarà tentato: nuovi comprimari, più tecnologia, uno sfondo più contemporaneo (la Londra di DAVIA CAMERON e non più quella di MARGARET THATCHER).
Per avere un'idea di come si può scrivere DYLAN DOG trasformandolo senza snaturarlo, si può leggere il libro appena pubblicato dalla BAO che raccoglie il ciclo di storie della versione "alternativa" dell'indagatore dell'incubo firmate da ALESSANDRO BILOTTA, uno dei migliori sceneggiatori della scuderia BONELLI
DYILAN DOG è invecchiato, ingrigito, cinico, sconfitto e ricaduto nel suo antico vizio, quello della bottiglia e a perso- incredibile a dirsi- il suo tocco magico con le donne.
Il mondo è stravolto da un'epidemia che trasforma i morti in "ritornati", zombi privi di volontà che pensano soltanto a mangiare altri esseri umani (un omaggio al primo numero di DYLAN DOG, "L'ALBA DEI MORTI VIVENTI").
Tutta l'epidemia è colpa di DYLAN DOG che non ha avuto il coraggio di uccidere il "paziente zero" la cui identità non si può rivelare. A BILOTTA piace mettere molta politica nei suoi fumetti: il nodo etico delle sue storie riguarda proprio i "ritornati".
E' morale tenerli sotto controllo con una museruola che ne neutralizza gli slanci assassini e usarli come schiavi? Un essere umano il cui cervello è spento, resta un essere umano o diventa un oggetto, un animale privo di coscienza? Le storie di BILOTTA - pubblicate in questi anni su vari speciali e illustrate da disegnatori di talento- dimostrano che DYLAN DOG ha ancora un enorme potenziale, l'orrore resta metafora e chiave di lettura per riconoscere orrori quotidiani che mascheriamo da normalità cui rassegnarci.
Il mondo di DYLAN DOG invecchiato con gli zombi, nome in codice narrativo "OLD BOY", continuerà a vivere nel rilancio editoriale del personaggio negli speciali quadrimestrali "MAXI DYLAN DOG-OLD BOY".
Per avere un'idea di come si può scrivere DYLAN DOG trasformandolo senza snaturarlo, si può leggere il libro appena pubblicato dalla BAO che raccoglie il ciclo di storie della versione "alternativa" dell'indagatore dell'incubo firmate da ALESSANDRO BILOTTA, uno dei migliori sceneggiatori della scuderia BONELLI
DYILAN DOG è invecchiato, ingrigito, cinico, sconfitto e ricaduto nel suo antico vizio, quello della bottiglia e a perso- incredibile a dirsi- il suo tocco magico con le donne.
Il mondo è stravolto da un'epidemia che trasforma i morti in "ritornati", zombi privi di volontà che pensano soltanto a mangiare altri esseri umani (un omaggio al primo numero di DYLAN DOG, "L'ALBA DEI MORTI VIVENTI").
Tutta l'epidemia è colpa di DYLAN DOG che non ha avuto il coraggio di uccidere il "paziente zero" la cui identità non si può rivelare. A BILOTTA piace mettere molta politica nei suoi fumetti: il nodo etico delle sue storie riguarda proprio i "ritornati".
E' morale tenerli sotto controllo con una museruola che ne neutralizza gli slanci assassini e usarli come schiavi? Un essere umano il cui cervello è spento, resta un essere umano o diventa un oggetto, un animale privo di coscienza? Le storie di BILOTTA - pubblicate in questi anni su vari speciali e illustrate da disegnatori di talento- dimostrano che DYLAN DOG ha ancora un enorme potenziale, l'orrore resta metafora e chiave di lettura per riconoscere orrori quotidiani che mascheriamo da normalità cui rassegnarci.
Il mondo di DYLAN DOG invecchiato con gli zombi, nome in codice narrativo "OLD BOY", continuerà a vivere nel rilancio editoriale del personaggio negli speciali quadrimestrali "MAXI DYLAN DOG-OLD BOY".
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