L'INTERVISTA POSSIBILE DI DAVIDE TOFFOLO AL "SIGNOR PASOLINI", TROVATO IN UNA CHAT
Tutti sanno qualcosa di PIER PAOLO PASOLINI, anche quelli che non hanno mai visto uno dei suoi film o letto uno dei suoi libri. E' rimasto sullo sfondo, in questi 40 anni, presenza ingombrante in un paese incapace di rimuoverlo.
DAVIDE TOFFOLO è un FUMETTISTA bravo, uno dei migliori in Italia, anche se il suo ultimo libro (graphic novel is DEAD) non era riuscito. Tredici anni fa, quando era davvero un autore underground dei TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI, ha pubblicato il suo capolavoro. L'anno è il 2002, la casa editrice LA BIBLIOTECA DELL'IMMAGINE, di Pordenone, lassù in quel Friuli dove era cresciuto PASOLINI e nel 1965 nato TOFFOLO.
Un piccolo libro, un po' verticale, strano. Anche per il contenuto: c'è TOFFOLO che conosce in una chat un certo signor PASOLINI, e soprattutto che parla con lui.si incontrano, registrano interviste, dopo l'ultimo incontro le visioni poetiche hanno il sopravento, la morte del poeta diventa una sequenza di scene senza sfondo, con TOFFOLO armato di mannaia che taglia gli arti di PASOLINI, su una richiesta.
"E' la predestinazione", dice PPP, i figli devono essere puniti se i loro padri hanno peccato. nessuno è innocente nella morte di PASOLINI, nessuno può considerarla estranea alla sua esperienza di cittadino e di uomo.
Però il PASOLINI di TOFFOL, che torna ora per RIZZOLI LIZARD (nova edizione dopo quella di qualche anno fa per COCONINO), non è dedicato al polemista, all'autore di scritti Corsari all'inchiesta ossessiva di PETROLIO. TOFOLO cerca di capire il poeta, che pensa al romanzo al cinema perché li era a più stretto contatto con la vita, senza la mediazione della parola. Per questo al suo "si. PASOLINI), avatar dell'originale, attribuisce parole che PASOLINI ha davvero pronunciato o scritto.
Il lettore non può scegliere del tutto l'ambiguità: il PAOSLINI di TOFFOLO è un fantasma? O è un costrutto narrativo quasi mostruoso, un personaggio dell'immaginazione che si appropria di pensieri e frasi di un altro, il PASOLINI originale? Tutti noi lettori dell'opera di PASOLINI, noi contaminati dalle sue idee, non possiamo dire di conoscere il vero PPP, al massimo possiamo procedere per approssimazioni nel tentativo di costruircene uno nostro, personale. Sempre disturbante.
Lui è morto, i suoi libri, i suoi articoli, i suoi film sono invecchiati- non sempre bene- ma quello sguardo inquieto sulla realtà italiana, quell'approccio onesto all'arte resistono, senza tempo, necessari e senza eredi.
domenica 8 novembre 2015
sabato 31 ottobre 2015
ZEROCALCARE, PRIGIONIERO DELLE CONSEGUENZE DEL SUO SUCCESSO
L'ELENCO TELEFONICODEGLI ZOCCOLI
Dopo 288 pagine l'abbiamo capito ZEROCALCARE è un po' stressato del successo. In realtà bastava leggere il titolo della sua nuova raccolta di materiali pubblicati sul blog ( dal marzo 2013 all'aprile 2015) per farsene un'idea: L'ELENCO TELEFONICO DEGLI ZOCCOLI. Che nel gergo romano sono quelle persone o eventi che ti tocca gestire anche se ne faresti veramente a meno.
Chi ha incontrato MICHELE RECH, alias ZEROCALCARE, sa che l'apparenza può ingannare: il fumettista di REBIBBIA sembra l'uomo più imperturbabile del pianeta, Con una calma ormai quasi ZEN, come se passasse ancora le sue giornate a doppiare documentari di caccia e pesca, come faceva qualche anno fa per arrotondare. Invece no.
ZEROCALCARE è sempre prossimo al collasso nervoso, con pulsioni assassine, che sfoga sui social network e sublime nel disegno. L'elenco delle cose che lo fanno impazzire è lungo : da alcuni stress comprensibili, come i fan che chiedono disegni a tutte le ore via cellulare e via social, ad altri meno scontati (quando muore UAN, il pupazzo storico di BIM BUM BAM negli anni novanta ZEROCALCARE si scatena contro chi esterna il suo dolore su FACEBOOK).Oltre alle esplosioni di rabbia, sedate solo da dose massicce di serial americani a tutte le ore, ci sono altri inconvenienti del successo ZEROCALCARE cerca di tenere insieme la candidatura al premio STREGA con l'attivismo nei centri sociali e foto in cui è costretto a posare perfino con la cravatta e i manifesti disegnati in solidarietà verso gli amici di tante battaglie che finiscono "bevuti", cioè arrestati.
E' il solito ZEROCALCARE, sempre efficace sempre divertente nel suo citazionismo da figlio degli anni ottanta, sempre capace di cogliere umori e inquietudini di una generazione che non è raccontata dalla letteratura, dai giornali, dalla tv. Eppure L'ELENCO TELEFONICO DEGLI ZOCCOLI sembra quasi una supplica,ZEROCALCARE chiede di non essere un guru, un personaggio, un'intellettuale pubblico.
Troppo tardi, caro CALCARE, non si può essere esordienti per sempre. Hai venduto alcune decine di migliaia di copie di troppo per desiderare il basso profilo. Quando si ammette di essere giovani promesse, per citare EDMONDO BERSELLI, l'unica scelta è se entrare a far parte della categoria dei "venerati maestri" o rassegnarsi ad arricchire le fila dei "soliti stronzi"
Dopo 288 pagine l'abbiamo capito ZEROCALCARE è un po' stressato del successo. In realtà bastava leggere il titolo della sua nuova raccolta di materiali pubblicati sul blog ( dal marzo 2013 all'aprile 2015) per farsene un'idea: L'ELENCO TELEFONICO DEGLI ZOCCOLI. Che nel gergo romano sono quelle persone o eventi che ti tocca gestire anche se ne faresti veramente a meno.
Chi ha incontrato MICHELE RECH, alias ZEROCALCARE, sa che l'apparenza può ingannare: il fumettista di REBIBBIA sembra l'uomo più imperturbabile del pianeta, Con una calma ormai quasi ZEN, come se passasse ancora le sue giornate a doppiare documentari di caccia e pesca, come faceva qualche anno fa per arrotondare. Invece no.
ZEROCALCARE è sempre prossimo al collasso nervoso, con pulsioni assassine, che sfoga sui social network e sublime nel disegno. L'elenco delle cose che lo fanno impazzire è lungo : da alcuni stress comprensibili, come i fan che chiedono disegni a tutte le ore via cellulare e via social, ad altri meno scontati (quando muore UAN, il pupazzo storico di BIM BUM BAM negli anni novanta ZEROCALCARE si scatena contro chi esterna il suo dolore su FACEBOOK).Oltre alle esplosioni di rabbia, sedate solo da dose massicce di serial americani a tutte le ore, ci sono altri inconvenienti del successo ZEROCALCARE cerca di tenere insieme la candidatura al premio STREGA con l'attivismo nei centri sociali e foto in cui è costretto a posare perfino con la cravatta e i manifesti disegnati in solidarietà verso gli amici di tante battaglie che finiscono "bevuti", cioè arrestati.
E' il solito ZEROCALCARE, sempre efficace sempre divertente nel suo citazionismo da figlio degli anni ottanta, sempre capace di cogliere umori e inquietudini di una generazione che non è raccontata dalla letteratura, dai giornali, dalla tv. Eppure L'ELENCO TELEFONICO DEGLI ZOCCOLI sembra quasi una supplica,ZEROCALCARE chiede di non essere un guru, un personaggio, un'intellettuale pubblico.
Troppo tardi, caro CALCARE, non si può essere esordienti per sempre. Hai venduto alcune decine di migliaia di copie di troppo per desiderare il basso profilo. Quando si ammette di essere giovani promesse, per citare EDMONDO BERSELLI, l'unica scelta è se entrare a far parte della categoria dei "venerati maestri" o rassegnarsi ad arricchire le fila dei "soliti stronzi"
lunedì 5 ottobre 2015
COSI CAMBIANO I PERSONAGGI BONELLI: SEMPRE PIU' SUPEREROI, SEMPRE MENO ICONE CLASSICHE
Per anni la BONELLI ha costruito le sue fortune sulla ripetizione di un canone: TEX era sempre TEX, DYLAN DOG ha cercato per trent'anni di riproporre schemi e atmosfere inventati da TIZIANO SCLAVI negli anni ottanta ogni numero di JULIA era coerente con tutti i paradigmi della serie. la sperimentazione veniva tenuta ai margini, nelle testate più recenti, nelle miniserie o negli speciali.
Poi, soprattutto dopo la morte di SWERGIO BONELLI e complice il calo delle vendite di tutto il comparto editoriale, la casa editrice ha provato varie strade. Il fenomeno più generale che si osserva è un'evoluzione verso il modello dei comics di super eroi americani: DYLAN DOG ha una continuity con sotto trame e più versioni del personaggio (il DYLAN classico, quello nel futuro dispotico, quello invece "rinfrescato" dalla gestione di ROBRTO RECCHIONI).
l'universo di NATHAN NEVER è in continuo cambiamento, perfino di TEX escono versioni non canoniche, anche se ancora in volumi fuori collana. E poi ci sono i "TEAM UP", cioè l'incontro-scontro tra due eroi di collane diverse, operazione inventata dalla MARVEL negli anni settanta come puro marketing (per far conoscere ai lettori di una serie i personaggi di un'altra) e poi diventata essa stessa genere narrativo.
Un caso interessante è lo speciale di DRAGONERO, la collana fantasy della BONELLI (che secondo i dati riportati dal sito Comicus vende la più che dignitosa cifra di 23 mila copie mensili). Nelle 128 pagine a colori scritte da STEFANO VIETTI e disegnate da uno dei disegnatori boneliani di maggior talento, WALTER VENTURI, il guerriero IAN ARNILL (DRAGONERO) incontra ZAGOR, lo SPIRITO CON LA SCURE. E dopo l'inevitabile scazzottata iniziale frutto di incomprensioni, i due si alleano contro un comune nemico in un intreccio classico di varchi dimensionali, cristalli potentissimi (dopo il cubo cosmico della MARVEL), eserciti da sterminare e tutto il repertorio.
Lo speciale DRAGONERO AVVENTURA A DARKWOOD è gradevole, lineare, molto ben disegnato. Ma contiene un'insidia: gli eroi boneliani stanno inseguendo i super eroi, ma quelli degli anni settanta-ottanta, solari, spensierati, impermeabili al mondo reale in cui venivano letti.
Questa è l'epoca di ROBERT KIRKMAN, lo scrittore di THE WALKING DEAD, di comics che smettono di interpretare i cliché, di seguire i generi e si muovono in autonomia creativa.
La BONELLI ha scelto di uscire dalla sua nicchia dorata, unica, dove era monopolista, e di cimentarsi con la competizione. Scelta rispettabile e comprensibile, ma ora tocca imparare molto in fretta a fare un FUMETTO in modo diverso, o si perderanno i vecchi lettori senza trovarne di nuovi.
Poi, soprattutto dopo la morte di SWERGIO BONELLI e complice il calo delle vendite di tutto il comparto editoriale, la casa editrice ha provato varie strade. Il fenomeno più generale che si osserva è un'evoluzione verso il modello dei comics di super eroi americani: DYLAN DOG ha una continuity con sotto trame e più versioni del personaggio (il DYLAN classico, quello nel futuro dispotico, quello invece "rinfrescato" dalla gestione di ROBRTO RECCHIONI).
l'universo di NATHAN NEVER è in continuo cambiamento, perfino di TEX escono versioni non canoniche, anche se ancora in volumi fuori collana. E poi ci sono i "TEAM UP", cioè l'incontro-scontro tra due eroi di collane diverse, operazione inventata dalla MARVEL negli anni settanta come puro marketing (per far conoscere ai lettori di una serie i personaggi di un'altra) e poi diventata essa stessa genere narrativo.
Un caso interessante è lo speciale di DRAGONERO, la collana fantasy della BONELLI (che secondo i dati riportati dal sito Comicus vende la più che dignitosa cifra di 23 mila copie mensili). Nelle 128 pagine a colori scritte da STEFANO VIETTI e disegnate da uno dei disegnatori boneliani di maggior talento, WALTER VENTURI, il guerriero IAN ARNILL (DRAGONERO) incontra ZAGOR, lo SPIRITO CON LA SCURE. E dopo l'inevitabile scazzottata iniziale frutto di incomprensioni, i due si alleano contro un comune nemico in un intreccio classico di varchi dimensionali, cristalli potentissimi (dopo il cubo cosmico della MARVEL), eserciti da sterminare e tutto il repertorio.
Lo speciale DRAGONERO AVVENTURA A DARKWOOD è gradevole, lineare, molto ben disegnato. Ma contiene un'insidia: gli eroi boneliani stanno inseguendo i super eroi, ma quelli degli anni settanta-ottanta, solari, spensierati, impermeabili al mondo reale in cui venivano letti.
Questa è l'epoca di ROBERT KIRKMAN, lo scrittore di THE WALKING DEAD, di comics che smettono di interpretare i cliché, di seguire i generi e si muovono in autonomia creativa.
La BONELLI ha scelto di uscire dalla sua nicchia dorata, unica, dove era monopolista, e di cimentarsi con la competizione. Scelta rispettabile e comprensibile, ma ora tocca imparare molto in fretta a fare un FUMETTO in modo diverso, o si perderanno i vecchi lettori senza trovarne di nuovi.
venerdì 2 ottobre 2015
SCAPPARE DALLA SOCIET' NON E' POSSIBILE: IL MITO DELLA" VITA NEI BOSCHI" E' UN'ILLUSIONE
I PESCI NON HANNO SENTIMENTI"
E' la stria di un'illusione, molto diffusa, anche se ora solamente come nostalgia di anni settanta mai vissuti. quello che i nostri problemi individuali siano colpa "della società", o del sistema, e che quindi sia insufficiente abbandonare la "società" e il "sistema" per ritrovare se stessi e vivere in un paradiso di pace e concordia.
MICHELE PETRUCCI è un autore che anche nel tratto, rifugge l'eccesso e l'accumulazione, le sue tavole sono disegnate in una alternanza di bianchi e azzurri dove però sono i bianchi a lasciare traccia nell'occhio del lettore. E in questo spazio bianchi RINO cerca un senso: è un grafico, ha studiato da artista ma guadagna uno stipendio ritoccando al computer foto di defunti per le lapidi, un lavoro come un altro (chissà se esistono d'avvero posti come la RIP color).
In un'epoca di passioni deboli e cronica assenza di slanci. RINO oscilla tra la tentazione di trascinarsi da un giorno all'altro, con piccole strategie di sopravvivenza come catalogare le persone secondo i tipi criminali di CESARE LOMBROSO, e il desiderio di fuggire in un altrove che non riesce a immaginare. Il suo amico JOHNATAN è l'alternativo da stereotipo passa da una moda all'altra, stanco di essere solo un freegan (quelli che vivono degli scarti della società dei consumi raccolti nei cassonetti) ha leggiucchiato Henry DAVID THOREAU e la sua "WALDE-VITA NEI BOSCHI" e convince RINO ad andare insieme nella foresta.
Per JOHNATAN è solo una tappa di mille ossessioni effimere, RINO non ha il cinismo dei contestatori di professione e quindi si immerge nell'esperienza convinto di vivere qualcosa di importante. Il racconto di PETRUCCI, con i suoi personaggi affilati e i corpi bidimensionali, ci guida alla più scontata delle scoperte che però il nostro cervello è in grado di rimuovere ogni volta come la memoria del dolore: gli uomini (e le donno) sono gli stessi, in cima a una palafitta come nelle villette a schiera col giardino, non basta cambiare il fondo per rendere le persone migliori.
Non si può rivelare il finale, che purtroppo non ha molto di sorprendente, ma PETRUCCI lo lasdcia in sospeso quanto basta da costringere il lettore a conservare un po' dell'inquietudine di RINO anche dopo aver chiuso il libro.
E' la stria di un'illusione, molto diffusa, anche se ora solamente come nostalgia di anni settanta mai vissuti. quello che i nostri problemi individuali siano colpa "della società", o del sistema, e che quindi sia insufficiente abbandonare la "società" e il "sistema" per ritrovare se stessi e vivere in un paradiso di pace e concordia.
MICHELE PETRUCCI è un autore che anche nel tratto, rifugge l'eccesso e l'accumulazione, le sue tavole sono disegnate in una alternanza di bianchi e azzurri dove però sono i bianchi a lasciare traccia nell'occhio del lettore. E in questo spazio bianchi RINO cerca un senso: è un grafico, ha studiato da artista ma guadagna uno stipendio ritoccando al computer foto di defunti per le lapidi, un lavoro come un altro (chissà se esistono d'avvero posti come la RIP color).
In un'epoca di passioni deboli e cronica assenza di slanci. RINO oscilla tra la tentazione di trascinarsi da un giorno all'altro, con piccole strategie di sopravvivenza come catalogare le persone secondo i tipi criminali di CESARE LOMBROSO, e il desiderio di fuggire in un altrove che non riesce a immaginare. Il suo amico JOHNATAN è l'alternativo da stereotipo passa da una moda all'altra, stanco di essere solo un freegan (quelli che vivono degli scarti della società dei consumi raccolti nei cassonetti) ha leggiucchiato Henry DAVID THOREAU e la sua "WALDE-VITA NEI BOSCHI" e convince RINO ad andare insieme nella foresta.
Per JOHNATAN è solo una tappa di mille ossessioni effimere, RINO non ha il cinismo dei contestatori di professione e quindi si immerge nell'esperienza convinto di vivere qualcosa di importante. Il racconto di PETRUCCI, con i suoi personaggi affilati e i corpi bidimensionali, ci guida alla più scontata delle scoperte che però il nostro cervello è in grado di rimuovere ogni volta come la memoria del dolore: gli uomini (e le donno) sono gli stessi, in cima a una palafitta come nelle villette a schiera col giardino, non basta cambiare il fondo per rendere le persone migliori.
Non si può rivelare il finale, che purtroppo non ha molto di sorprendente, ma PETRUCCI lo lasdcia in sospeso quanto basta da costringere il lettore a conservare un po' dell'inquietudine di RINO anche dopo aver chiuso il libro.
lunedì 28 settembre 2015
LA "CATARSI" DI LUZ PER SUPERARELA STRAGE DI CHARLIE HEBDO E LA MELASSA DELLA RETORICA
CATARSI
CATARSI non si può leggere solo come un FUMETTO. E' uno strumento terapeutico, anche funzionante, sembra. Ed è una testimonianza:
Con questo libro LUZ, cioè RENALD LUZIR, è tornato a disegnare dopo mesi di blocco: aveva smesso il giorno del suo compleanno, il 7 Gennaio 2015, quando era andato a portare, come tutti gli anni, una torta ai colleghi della redazione. Ma negli uffici di CHARLIE HEBDO aveva trovato la strage, i suoi amici morti, sangue e fiumi di retorica a rendere più dolorosa la perdita.
L'immagine simbolo è un uomo stilizzato con gli occhi sgranati, chiaramente LUZ che osserva l'orrore. CATARSI è un libro onesto, le fasi del lutto ci sono tutte, c'è anche il complesso di colpa del sopravvissuto, c'è la scoperta dei limiti del disegno, riprodurre la strage è impossibile, se non deformandola in un perverso balletto, e la sua potenza.
Basta un dettaglio, basta che l'uomo stilizzato con gli occhi sgranati venga disegnato in movimento per segnare l'inizio della ripresa, la fine della paralisi. Ma CATARSI è onesto perché LUZ disegna quanto incoerente e fluttuante è l'animo umano, le scene di sesso (frequenti mai volgari, esplicite ma pudiche) con la moglie non sembrano tanto il solito abbinamento inevitabile EROS e THANATOS, sono piuttosto l'ammissione di una debolezza umana.
LUZ non riesce a continuare a vivere soltanto pensando alla strage, a trasformare una tragedia in un evento storico di cui fare memoria, lui non dice "JE SUIS CHARLIE", proprio perché era davvero CHARLIE, il suo dramma non può essere trasfigurato in una sfida ai valori dell'Occidente, eccetera. Lui è sopravvissuto, la sua vita continua e piano piano guadagna terreno sul panico, sul senso di colpa.
LUZ si fa beffe della melassa che avvolge la strage. Disegna una colomba che scarica il suo guano sul presidente della Repubblica che parla ai manifestanti commossi, sfotte i tanti che esprimono solidarietà regalando matite giganti ("nessuno disegna più con matite simili, è assurdo, è puerile"), ma anche i complottisti, quelli che cercano una spiegazione ancora più incredibile della realtà.
CATARSI applica i canoni del FUMETTO umoristico, nello stile, nel tempo della narrazione, nel procedere più per vignette che per tavole. Eppure non si ride mai, neppure un sorriso. E' un FUMETTO faticoso, da scrivere e da leggere. ma è un FUMETTO necessario
CATARSI non si può leggere solo come un FUMETTO. E' uno strumento terapeutico, anche funzionante, sembra. Ed è una testimonianza:
Con questo libro LUZ, cioè RENALD LUZIR, è tornato a disegnare dopo mesi di blocco: aveva smesso il giorno del suo compleanno, il 7 Gennaio 2015, quando era andato a portare, come tutti gli anni, una torta ai colleghi della redazione. Ma negli uffici di CHARLIE HEBDO aveva trovato la strage, i suoi amici morti, sangue e fiumi di retorica a rendere più dolorosa la perdita.
L'immagine simbolo è un uomo stilizzato con gli occhi sgranati, chiaramente LUZ che osserva l'orrore. CATARSI è un libro onesto, le fasi del lutto ci sono tutte, c'è anche il complesso di colpa del sopravvissuto, c'è la scoperta dei limiti del disegno, riprodurre la strage è impossibile, se non deformandola in un perverso balletto, e la sua potenza.
Basta un dettaglio, basta che l'uomo stilizzato con gli occhi sgranati venga disegnato in movimento per segnare l'inizio della ripresa, la fine della paralisi. Ma CATARSI è onesto perché LUZ disegna quanto incoerente e fluttuante è l'animo umano, le scene di sesso (frequenti mai volgari, esplicite ma pudiche) con la moglie non sembrano tanto il solito abbinamento inevitabile EROS e THANATOS, sono piuttosto l'ammissione di una debolezza umana.
LUZ non riesce a continuare a vivere soltanto pensando alla strage, a trasformare una tragedia in un evento storico di cui fare memoria, lui non dice "JE SUIS CHARLIE", proprio perché era davvero CHARLIE, il suo dramma non può essere trasfigurato in una sfida ai valori dell'Occidente, eccetera. Lui è sopravvissuto, la sua vita continua e piano piano guadagna terreno sul panico, sul senso di colpa.
LUZ si fa beffe della melassa che avvolge la strage. Disegna una colomba che scarica il suo guano sul presidente della Repubblica che parla ai manifestanti commossi, sfotte i tanti che esprimono solidarietà regalando matite giganti ("nessuno disegna più con matite simili, è assurdo, è puerile"), ma anche i complottisti, quelli che cercano una spiegazione ancora più incredibile della realtà.
CATARSI applica i canoni del FUMETTO umoristico, nello stile, nel tempo della narrazione, nel procedere più per vignette che per tavole. Eppure non si ride mai, neppure un sorriso. E' un FUMETTO faticoso, da scrivere e da leggere. ma è un FUMETTO necessario
sabato 19 settembre 2015
I SUPER POTERI PERVERSI DEI BAMBINI SOLDATO PER SOPRAVVIVERE ALL'ASSURDITA' DELLA GUERRA
IL DIVINO
Tutto parte da una fotografia: quello in primo piano avra' dieci-dodici anni, sembra soffrire per una calvizie incipiente, aspira una sigaretta con la foga di chi sa che potrebbe essere l'ultima, dietro di lui una bambina coetanea, la piega del suo sguardo suggerisce cinismo.
E' uno scatto del gennaio 2000, del fotografo dell'ASSOCIATED PRESS APICHART WEERAWONG, i bambini sono due gemelli, si chiamano JOHNNY e LUTHER HTOO.
Alla fine degli anni novanta guidavano un gruppo di un centinaio di persone nell'est della BIRMANIA, si chiamava "GOD'S ARMY", l'esercito di DIO. Si diceva che avessero poteri speciali, che fossero invulnerabili ai proiettili e che, perfino, sapessero la BIBBIA a memoria.
Questa foto diventa un simbolo, racconta in un clic come la guerra può trasformare anche un bambino in un assassino privo di vincoli morali.
IL DIVINO scritto da BOAZ LAVIE e disegnato da due gemelli (coincidenza?), ASAF e TOMER HANUKA, è il risultato dell'incapacità di dimenticare quella foto. Tutti e tre israeliani, quindi tutti e tre a contatto costante con la violenza, espressa o potenziale.
Le tavole di ASAF HANUKA, raccolte in ITALIA sempre da BAO che pubblica anche IL DIVINO, sono disturbanti, il realismo di quei disegni è disperante proprio perché filtrante da un occhio un po' surrealista. E in questo libro succede la stessa cosa. all'inizio sembra una storia di fantascienza, il classico futuro dispotico molto simile al presente, i due amici che scelgono l'avventura invece della quiete domestica, uno spietato e avido, l'altro è l'eroe, che però lascia la moglie in cinta per il piacere (e i potenziali ritorni economici) dell'avventura.
Vanno in una zona di guerra in "QUAULOM". L'amico spietato ha ucciso un drago, e se lo è tatuato su un braccio. E poi ci sono i bambini soldato. Anche qui, come nella foto- ma il lettore ancora non sa che la guerra fantasy è solo la trasposizione di una guerra crudele e vera- hanno poteri.
LUKE e THOMAS usano la telecinesi per far esplodere dita, far esplodere mine antiuomo, creare eserciti di guerrieri fantasma: E c'è anche un drago.
Gli spettacolari disegni dei fratelli HANUKA si rivelano più efficaci di qualunque FUMETTO "di denuncia" tradizionale ( e ce ne sono molti, di reportage di guerra), proprio perché filtrano la violenza e la perversione attraverso il velo della letteratura disegnata
Tutto parte da una fotografia: quello in primo piano avra' dieci-dodici anni, sembra soffrire per una calvizie incipiente, aspira una sigaretta con la foga di chi sa che potrebbe essere l'ultima, dietro di lui una bambina coetanea, la piega del suo sguardo suggerisce cinismo.
E' uno scatto del gennaio 2000, del fotografo dell'ASSOCIATED PRESS APICHART WEERAWONG, i bambini sono due gemelli, si chiamano JOHNNY e LUTHER HTOO.
Alla fine degli anni novanta guidavano un gruppo di un centinaio di persone nell'est della BIRMANIA, si chiamava "GOD'S ARMY", l'esercito di DIO. Si diceva che avessero poteri speciali, che fossero invulnerabili ai proiettili e che, perfino, sapessero la BIBBIA a memoria.
Questa foto diventa un simbolo, racconta in un clic come la guerra può trasformare anche un bambino in un assassino privo di vincoli morali.
IL DIVINO scritto da BOAZ LAVIE e disegnato da due gemelli (coincidenza?), ASAF e TOMER HANUKA, è il risultato dell'incapacità di dimenticare quella foto. Tutti e tre israeliani, quindi tutti e tre a contatto costante con la violenza, espressa o potenziale.
Le tavole di ASAF HANUKA, raccolte in ITALIA sempre da BAO che pubblica anche IL DIVINO, sono disturbanti, il realismo di quei disegni è disperante proprio perché filtrante da un occhio un po' surrealista. E in questo libro succede la stessa cosa. all'inizio sembra una storia di fantascienza, il classico futuro dispotico molto simile al presente, i due amici che scelgono l'avventura invece della quiete domestica, uno spietato e avido, l'altro è l'eroe, che però lascia la moglie in cinta per il piacere (e i potenziali ritorni economici) dell'avventura.
Vanno in una zona di guerra in "QUAULOM". L'amico spietato ha ucciso un drago, e se lo è tatuato su un braccio. E poi ci sono i bambini soldato. Anche qui, come nella foto- ma il lettore ancora non sa che la guerra fantasy è solo la trasposizione di una guerra crudele e vera- hanno poteri.
LUKE e THOMAS usano la telecinesi per far esplodere dita, far esplodere mine antiuomo, creare eserciti di guerrieri fantasma: E c'è anche un drago.
Gli spettacolari disegni dei fratelli HANUKA si rivelano più efficaci di qualunque FUMETTO "di denuncia" tradizionale ( e ce ne sono molti, di reportage di guerra), proprio perché filtrano la violenza e la perversione attraverso il velo della letteratura disegnata
sabato 12 settembre 2015
L?ADOLESCENZA NON E' MAI UNA COSA FACILE: EDUCAZIONE SENTIMENTALE IN UNA BANLIEUE
IL GUSTO DEL PARADISO
Ci sono molte cose da dire su NINE ANTICO, nata nel1981, che per gli standard italiani sarebbe ancora una promessa, mentre in Francia è già affermata. E' stata rifiutata tre volte dalle scuole d'arte in cui provava a entrare, è cresciuta in una banlieue, a Aubervillies, Seine-Saint-Denis, uno di quei non luoghi dove le difficoltà dell'integrazione si saldano con i mali atavici delle periferie.
Oppure si può raccontare come il suo interesse per il cinema la porti a una costruzione delle sue storie che procede per un montaggio di sequenze, invece che usare tutto lo spazio della pagina secondo le potenzialità che offre il FUMETTO, dove sono possibili effetti speciali insostenibili per i budget hollywodiani.
Ma quando si legge IL GUSTO DEL PARADISO, il graphic novel che è stato premiato come il miglior esordio al Festival di Augouleme nel 2008 e l'ha lanciata, tutto questo resta sullo sfondo. E' una educazione sentimentale, l'ingresso nell'adolescenza, la scoperta dei ragazzi e del sesso, non come fine ma come mezzo per emanciparsi dall'infanzia.
Il tratto è un affastellarsi di linee a china, appena accennate, come se fosse tutto di getto: i volti, i corpi, le scene hanno quell'assenza di contorni tipica dei ricordi. E' incredibile la sensazione del primo bacio, non l'espressione della persona che si baciava, cosi come resta impressa l'appiccicosa sensazione di indolenza dei pranzi domenicali con i parenti, non i dettagli dei menu.
Come tutte le storie che parlano di adolescenti è una storia piena di cattiveria: VIRGINIE, alter ego di NINE ANTICO, chiede alla madre di camminare su un altro marciapiede, mentre si avvicinano alla scuola. I ragazzi che le si avvicinano vengono liquidati in fretta, privati anche di ogni identità diversa dalla scala e dall'interno dove si trova il loro appartamento, nel condominio di VIRGINIE
In una intervista, NINE ANTICO ha spiegato: " Quando leggo la vita di qualcuno, noto i momenti decisivi, tutte quelle volte in cui sembra che qualcosa di importante stia accadendo. E poi faccio una graduatoria di importanza".
Nel GUSTO DEL PARADISO ci sono solo i passaggi importanti: niente di fondamentale, non sono " momenti fatali" in cui STEFAN ZWEIG condensava la vita di grandi personaggi. Ma ogni scena, ogni vignetta costringe a un'emozione, di solito il disagio che tutti abbiamo provato in quella età. "VIRGINIE, non sarai mica una ragazza facile?", le chiede il padre. Lei: "Devo rispondere subito??.
Ci sono molte cose da dire su NINE ANTICO, nata nel1981, che per gli standard italiani sarebbe ancora una promessa, mentre in Francia è già affermata. E' stata rifiutata tre volte dalle scuole d'arte in cui provava a entrare, è cresciuta in una banlieue, a Aubervillies, Seine-Saint-Denis, uno di quei non luoghi dove le difficoltà dell'integrazione si saldano con i mali atavici delle periferie.
Oppure si può raccontare come il suo interesse per il cinema la porti a una costruzione delle sue storie che procede per un montaggio di sequenze, invece che usare tutto lo spazio della pagina secondo le potenzialità che offre il FUMETTO, dove sono possibili effetti speciali insostenibili per i budget hollywodiani.
Ma quando si legge IL GUSTO DEL PARADISO, il graphic novel che è stato premiato come il miglior esordio al Festival di Augouleme nel 2008 e l'ha lanciata, tutto questo resta sullo sfondo. E' una educazione sentimentale, l'ingresso nell'adolescenza, la scoperta dei ragazzi e del sesso, non come fine ma come mezzo per emanciparsi dall'infanzia.
Il tratto è un affastellarsi di linee a china, appena accennate, come se fosse tutto di getto: i volti, i corpi, le scene hanno quell'assenza di contorni tipica dei ricordi. E' incredibile la sensazione del primo bacio, non l'espressione della persona che si baciava, cosi come resta impressa l'appiccicosa sensazione di indolenza dei pranzi domenicali con i parenti, non i dettagli dei menu.
Come tutte le storie che parlano di adolescenti è una storia piena di cattiveria: VIRGINIE, alter ego di NINE ANTICO, chiede alla madre di camminare su un altro marciapiede, mentre si avvicinano alla scuola. I ragazzi che le si avvicinano vengono liquidati in fretta, privati anche di ogni identità diversa dalla scala e dall'interno dove si trova il loro appartamento, nel condominio di VIRGINIE
In una intervista, NINE ANTICO ha spiegato: " Quando leggo la vita di qualcuno, noto i momenti decisivi, tutte quelle volte in cui sembra che qualcosa di importante stia accadendo. E poi faccio una graduatoria di importanza".
Nel GUSTO DEL PARADISO ci sono solo i passaggi importanti: niente di fondamentale, non sono " momenti fatali" in cui STEFAN ZWEIG condensava la vita di grandi personaggi. Ma ogni scena, ogni vignetta costringe a un'emozione, di solito il disagio che tutti abbiamo provato in quella età. "VIRGINIE, non sarai mica una ragazza facile?", le chiede il padre. Lei: "Devo rispondere subito??.
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